1 pensiero sui Vincent Van Gogh di tutti i tempi

Di recente mi sono lasciato catturare molto dalla vita e dalle opere di Vincent Van Gogh, artista olandese vissuto negli ultimi decenni del XIX secolo. Fu perseguitato tutta la vita dalla povertà e dalla malattia mentale, fino alla morte, avvenuta a 37 anni a causa di un proiettile allo stomaco (si suppone autoinflitto).

Van Gogh rappresenta l’archetipo di artista che acquista fama solo dopo la morte: in vita produsse più di mille dipinti, ma riuscì a venderne solo uno: La Vigna Rossa, per 400 franchi alla collezionista d’arte Anna Boch. Oggi le sue opere sono conosciute in tutto il mondo e ad Amsterdam è stato costruito un intero museo col suo nome per raccoglierle.

Per me Van Gogh non rappresenta solo un esempio di creatività universale e di follia intesa come potente estro creativo (l’artista dipinse la bellissima Notte Stellata mentre soggiornava in una clinica psichiatrica), ma anche una vera e propria figura antitetica ai nostri tempi.

Già, un antitesi ai giorni nostri, al nostro modo di produrre arte e “consumarla” (per dirlo alla Andy Warhol). Quando si parla oggi di Van Gogh si è solito discutere di come fosse ingiusto il fatto che fosse totalmente ignorato in vita, ma noi quanto apprezziamo e supportiamo i Van Gogh di oggi?

Spero di non esagerare quando dico che la nostra epoca non tende molto a valorizzare talento e creatività, soprattutto per quanto riguarda la sfera giovanile.
Nella società dell’esibizionismo e del tutto e subito dominano le belle immagini prive di contenuto.
Basterebbe fare un giro su Instagram e dare un’occhiata a quali sono i post più apprezzati: vestiti, orologi, cibo, vita privata, foto di modelli e modelle non proprio artisticamente profonde e così via.

Il sogno di molti giovani d’oggi è quello di fare l’influencer, cioè fare pubblicità: quella cosa che quando c’è in tv tutti cambiamo canale per non vederla.
Questo sogno rappresenta un prodotto della cultura del like, che ha fatto sì che avvenisse una preoccupante quanto forzata omologazione di gusti e contenuti: perché postare qualcosa che abbia a che fare con l’arte, la letteratura o la politica ed essere ignorati, quando un contenuto più frivolo può ottenere molti più mi piace?

Altro che mangiatori di patate e sofferenza tramutata in arte: oggi fanno tutti a gara per apparire più ricchi e importanti degli altri. Tutti noiosamanete normali. «Vivono col timore di poter sembrare poveri» (per citare Quelli che Benpensano di Frankie Hi-NRG), hanno paura di allontanarsi dalla massa, di liberare la propria follia. Hanno tutti paura di essere Van Gogh.

L’alternativa a questo, che la si voglia cercare o no, esiste. Internet è uno strumento formidabile, ci permette di fruire di contenuti provenienti da tutto il mondo in pochi millesimi di secondi, anche contenuti che si discostano dal mainstream.

Cercate video creati da persone che hanno meno di 500 iscritti su YouTube; ascoltate musica di un gruppo che non è mai approdato in radio; mettete like alla foto della vostra amica che al posto di fotografarsi il culo nudo ha preso pennello e colori e ha creato un dipinto.
Le armi a nostra disposizione per essere le Anna Boch del ventunesimo secolo esistono. Possiamo, già da adesso, imparare ad apprezzare i Van Gogh non solo della storia, ma anche dei giorni nostri.

Emanuele

Nato nel 1994. Terminato il liceo scientifico, si iscrive all'Università Federico II di Napoli dove si laurea in Culture digitali e della comunicazione nel 2015 e in Comunicazione pubblica, sociale e politica nel 2018. Appassionato di comicità, teatro, videogiochi e tanto altro, adora qualsiasi cosa sappia mescolare con ingegno il sacro con il profano e vanta una vasta collezione di materiale satirico in continua crescita. Nel 2019 ha collaborato, realizzando una clip e scrivendo testi tramite piattaforma Discord, con Epic Rap Battles of History. Ha fondato XCose nel 2016 assieme ai suoi amici e da allora ricopre il ruolo di redattore e social media manager.

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