13 aprile 2024: missili e droni su Israele. A un passo dall’escalation globale

Il 13 aprile 2024 la Repubblica islamica dell’Iran ha lanciato centinaia di droni e missili su Israele. La regione mediorientale si sta infiammando progressivamente e inesorabilmente. L’azione iraniana è da inquadrarsi in uno scenario storico complesso di breve, medio e lungo periodo che deve tener conto di fattori storici, politici, geografici e diplomatici fondamentali.

Il casus belli, secondo quanto affermato dalle autorità della repubblica sciita, è stato la distruzione della sede consolare iraniana in Siria il 1 aprile scorso ad opera dell’esercito israeliano. Le offensive e le controffensive nella regione mediorientale negli ultimi mesi si collocano sulla scia di guerra scatenata dall’attacco da parte delle milizie di Hamas il 7 ottobre 2023 dalla striscia di Gaza contro Israele. Tuttavia, le dinamiche che si stanno verificando in Medio Oriente non possono non essere poste nell’ottica di lungo periodo del conflitto isreaelo-palestinese.

 


Fonte img. https://iari.site/2022/03/22/la-tradizionale-definizione-di-medio-oriente-necessita-di-essere-superata/

La difesa di Israele, essenzialmente basata sul sistema denominato “Iron Dome” che si può immaginare come una grande “cupola di ferro”, ha retto in misura soddisfacente all’attacco iraniano.

Fonte img: sito di Al Jazeera

Tale sistema è fondato sulle migliori tecnologie militari di intercettazione di missili, razzi, droni e ogni genere di mezzo di attacco aereo nemico: un missile intercettore affianca e colpisce l’oggetto nemico facendolo esplodere in aria prima che raggiunga il suolo. Le autorità iraniane hanno precisato che l’attacco sarebbe stato di breve durata e “proporzionato” all’attacco di Israele al consolato iraniano in Siria, commettendo una palese violazione del diritto internazionale che sancisce l’inviolabilità delle sedi diplomatiche e consolari e si sono affrettate a dichiarare alle Nazioni Unite che l’offensiva si sarebbe esaurita in breve tempo. È giunta contemporaneamente la notizia che missili e droni hanno raggiunto lo spazio aereo israeliano anche da Siria e Libano.

Il 13 aprile rappresenta certamente una svolta nel conflitto mediorientale. L’Iran è sceso in campo contro Israele in modo diretto configurando uno scenario senza precedenti, come sottolineato anche dagli esperti di politica estera statunitensi. Il Presidente USA Biden ha prontamente espresso il proprio sostegno nei confronti di Israele. La Gran Bretagna e la Francia hanno, dal canto loro, immediatamente partecipato alle operazioni di difesa attraverso l’intercettazione dei mezzi di attacco iraniani potenziando ulteriormente l’Iron Dome israeliano. Rilevante è stato l’apporto francese da una base installata in Giordania. Si stima che le perdite registrate da Israele siano state molto basse in termini di vittime e feriti civili e militari, ma elevate in termini finanziari. Secondo molti analisti, l’operazione di difesa del territorio israeliano avrebbe, infatti, sfiorato un miliardo dollari.

Il gabinetto di guerra israeliano il 15 aprile, lasciando stupite non solo le cancellerie occidentali ma anche quella russa e cinese che chiedevano moderazione, ha assicurato una risposta all’attacco dimostrativo dell’Iran. La geopolitica della regione nel frattempo si è ricostituita su basi che ricalcano l’antica frattura tra sciiti e sunniti. Secondo alcuni quotidiani, l’Arabia Saudita e la Giordania hanno partecipato, seppur in misura nettamente minore rispetto all’intervento di Israele, Usa, Gran Bretagna e Francia, alle operazioni di abbattimento dei droni iraniani durante l’attacco ai danni dello Stato ebraico. In tale quadrante geografico, l’Iraq occupa una posizione strategica in quanto nazione che si trova tra i due contendenti, governata negli ultimi anni da governi filoiraniani a maggioranza sciita che fanno riferimento a Muqtada Al-Sadr e che operano in funzione antisunnita (in precedenza contro Saddam Hussein) e antioccidentale, benché sia ancora presente una base americana nei pressi dell’aeroporto di Baghdad. Iran, Iraq, Siria e Yemen formano, infatti, la cosiddetta “Mezzaluna sciita”, una regione che è percepita dagli Israeliani come la principale minaccia alla propria sicurezza ed esistenza.

 

Fonte img.: la mezzaluna sciita, dal sito Geopolitica.info.

Inoltre, il Presidente turco Erdogan, nonostante abbia finora apertamente condannato il governo israeliano per lo sterminio di massa nella striscia di Gaza, segnando un cambio di toni diplomatici, ha invitato il regime iraniano alla moderazione.

Secondo alcuni esperti di geopolitica, come il Prof. Alessandro Orsini, l’attacco iraniano è stato puramente dimostrativo essendo i generali pasdaran della Repubblica islamica dell’Iran ben consci della capacità e dell’efficienza della difesa israeliana. Secondo altri, invece, l’attacco dell’Iran sarebbe fallito proprio grazie alla “cupola di ferro” di Israele.

 

Fonte img. Sito Tgcom24, Mediaset.

L’opinione pubblica mondiale si chiede se e quando si potrà porre fine alle azioni di guerra in Medio Oriente. Il prezzo del greggio minaccia rialzi mai registrati in precedenza e, contemporaneamente, il Canale di Suez rischia di bloccarsi mettendo sotto stress i traffici commerciali globali. La diplomazia sembra essere stata definitivamente accantonata, non vi sono al momento soggetti internazionali che possano spendersi per una soluzione condivisa del problema israelo-palestinese e che possano mediare tra le parti in causa. Gli appelli alla pace del Santo Padre vengono lasciati cadere nel vuoto e Biden ha ormai abbracciato appieno l’interventismo in politica estera. Il Presidente degli Stati Uniti, infatti, se da un lato ha chiesto al Premier israeliano Netanyahu di non contrattaccare all’azione iraniana e di fermare il massacro di civili a Gaza, dall’altro continua a fornire rassicurazioni al Governo israeliano di sostenere la difesa dello Stato ebraico da qualunque aggressione nemica e di fornire il sostegno militare nelle operazioni belliche sia a Gaza che in Libano e Siria. L’Unione europea, dal canto suo, appare inerme, immobile, di fronte agli accadimenti che si svolgono al confine orientale e meridionale ed ha rinunciato, a meno di un clamoroso cambio di passo da parte della prossima Commissione europea, al ruolo naturale di mediatore negli scenari mondiali, appiattendosi alle decisioni prese oltreatlantico e oltremanica. D’altronde, non potrebbe accadere diversamente data la continua prevalenza del metodo intergovernativo su quello comunitario, l’atteggiamento guerresco del Presidente francese Macron e la passività in politica estera del Cancelliere tedesco Scholz. Il mondo è a un passo dalla terza guerra mondiale, siamo come dei funamboli che camminano su una corda sottilissima che rischia di spezzarsi da un momento all’altro o che rischiano di perdere l’equilibrio al minimo errore.

 

Fonte img. Sito de <<Il Post>>, “La storia di Philippe Petit, il funambolo che traversò le Torri Gemelle”, 13 giugno 2016.

Filippo Battiloro

Nato il 31 ottobre 1989 a Napoli. Laureato magistrale in Studi Internazionali col massimo dei voti presso l’Università L’Orientale di Napoli nel 2013 con tesi riguardante l’ingresso della Turchia nella Nato. Laurea triennale in Relazioni internazionali e diplomatiche presso la medesima Università con tesi in lingua francese riguardante le relazioni politiche e diplomatiche dei Paesi del Nordafrica con le Grandi Potenze durante le primavere arabe pubblicata da L’Orientale editrice. Master in Studi diplomatici conseguito presso la società SIOI- sez. Campania - Presidente: Prof. Giuseppe Tesauro. Esperto in lingua francese e inglese. Tirocini universitari svolti presso il Consolato britannico di Napoli e la Prefettura di Napoli – Uff. legalizzazioni e immigrazione. Ha svolto il servizio civile presso l’Ufficio Immigrati della Caritas diocesana di Napoli. Attualmente è Segretario amm.vo presso un ente che si occupa di distribuzione di derrate pubbliche e trasmissione di dati al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Ha fondato l’Associazione "Amici dei Combattenti e Reduci Napoletani ODV" che si occupa della promozione della storia e della diplomazia nelle relazioni internazionali.