2 aspetti positivi e negativi dei nuovi comici satirici

Negli ultimi anni il panorama comico italiano è stato scosso da un evento: si tratta dell’ingresso, sui palchi e in televisione, di nuovi comici satirici che riprendono lo stile degli stand-up comedians americani e inglesi, e quindi più aggressivi, dissacranti, senza censure e peli sulla lingua rispetto a quelli che da un po’ di tempo eravamo abituati a vedere in tv.

Si tratta dei comici di Satiriasi, gruppo composto da 7 comedians: Filippo Giardina (fondatore), Saverio Raimondo, Giorgio Montanini, Pietro Sparacino, Velia Lalli, Francesco De Carlo e Mauro Fratini.

Un fenomeno del genere non poteva che destare scalpore in Italia, paese in cui la comicità stava cominciando a fossilizzarsi intorno al format del cabaret televisivo.

comici satirici aldo_grassoQuindi oggi, da appassionato di comicità, cercherò di analizzare questo fenomeno ricavandone aspetti positivi e negativi. Ci aveva già provato Aldo Grasso circa un anno fa, però oggi voglio provare a fare un’analisi un po’ più approfondita, tirando in ballo qualcosa in più della comicità del passato e del presente rispetto a ciò che ha preso in considerazione il noto critico televisivo.

Ecco quindi i 2 aspetti positivi e i 2 aspetti negativi dei nuovi comici satirici secondo XCose:

 

ASPETTI POSITIVI

 

1 – NUOVI CONTENUTI

comici satirici satiriasi

 

Il primo aspetto positivo di questi nuovi comici satirici è sicuramente quello più evidente: i nuovi contenuti, ovvero nuovi monologhi che si distanziano dai soliti cliché che molti monologhisti in tv hanno utilizzato per anni e anni.

Si tratta di nuovi monologhi sul sesso, sulla religione e su vari argomenti tabù, o su nessuna di queste cose ma ugualmente innovativi e divertenti, come ad esempio il monologo di Saverio Raimondo in cui rimpiange i soldi come se parlasse delle schede telefoniche; certi monologhi di Filippo Giardina sui social network o gli one-liners di Pietro Sparacino.

Da sottolineare che i testi dei comici di Satiriasi sono scritti dai comici stessi. Essere autori di se stessi, proprio come lo sono la maggior parte degli stand-up comedians d’oltreoceano, è già un grande punto a favore. La satira, infatti, è principalmente un punto di vista e, come disse Montanini, è abbastanza triste raccontare per filo e per segno di quando facevi un mestiere che in realtà non hai mai fatto.comici satirici loghi

Tornando ai paragoni: I monologhi dei nuovi comici satirici sono dichiaratamente una sorta di anti-Zelig e derivati, ma Zelig, Colorado e Made in Sud hanno davvero peggiorato la comicità italiana?

A differenza degli ultimi due, penso che Zelig (che a quanto pare tra non molto chiuderà i battenti) non sia sempre stato l’emblema di una comicità banale, anzi: negli anni ha saputo lanciare anche comici molto validi, penso ad esempio a Paolo Migone, Dado e Antonio Cornacchione. Però, negli ultimi tempi, è innegabile che si stesse impantanando in un sistema che ormai non riusciva più a portare avanti.

Faccio un esempio: l’ultima puntata di Zelig che vidi fu quella del 2014 in cui c’era come ospite Fabio De Luigi (che non è stato consacrato da Zelig), e mi accorsi che la superiorità qualitativa delle battute di De Luigi rispetto a quelle degli altri era talmente evidente da deprimere quasi.

Quindi forse alla fine è vero: la comicità italiana è davvero morta per overdose di cabaret televisivo, o forse le cause sono da cercare altrove? (Il pubblico?) Nel cercare risposte a queste domande, qualche direttore di rete ha saputo cogliere la palla al balzo, e infatti qui veniamo al secondo aspetto positivo.

 

2 – NUOVI CONTENITORI

comici satirici nemico_pubblico

 

Ai nuovi contenuti seguono i nuovi contenitori, ovvero i nuovi programmi e format dei comici di Satiriasi.

Si tratta di programmi come “Stand up comedy”, incentrato unicamente sui monologhi dei 7 comedians, andato in onda su Comedy Central Italia; poi c’è “Nemico Pubblico” di Giorgio Montanini su Rai3 che mescola monologhi satirici, sitcom e candid camera irriverenti (alla “Attack of the hidden cameras” di Doug Stanhope); e ancora CCN (Comedy Central News), il TG satirico di Saverio Raimondo.

Si tratta di tutti programmi che stanno portando un po’ di aria di novità all’interno della televisione italiana, e si spera presto anche sul web, poiché ci sono certi video sulle differenze nord-sud e sulle feste di Natale che meriterebbero un po’ di “contraddittorio”.comici satirici ccn

Il bello della nascita di questi nuovi format, e della relativa voglia di creare e di sperimentare che si sta ritagliando uno spazio nel panorama televisivo attuale, sta principalmente nel fatto che la comicità (anche televisiva) finalmente forse verrà presa un po’ più seriamente dal pubblico in questo paese.

Fondamentalmente resto convinto del fatto che in Italia di appassionati veri di comicità, quelli che non sono essi stessi comici o autori, ce ne siano davvero pochi. La maggior parte si limita a “consumare” comicità televisiva senza mai interessarsi di più a quest’arte, e penso che molti di quelli che qualche anno fa sembravano invece più affezionati a certi comici lo facevano solo perché parlavano di Berlusconi.

Il “punto d’approdo” televisivo dei nuovi comici satirici si preannuncia essere la creazione di nuovi Late Show all’americana, format di cui in Italia non c’è traccia, a parte i due pluricensurati programmi di Daniele Luttazzi “Barracuda” e “Satyricon”.

Ma per “nuovi contenitori” non intendo soltanto i programmi televisivi. Non sarebbe male, ad esempio, se anche qui da noi prendesse piede la moda dei comedy albums, cioè quei CD musicali che, al posto delle canzoni, contengono i monologhi dei comici e che in America vendono, e anche tanto.

Anche in questo l’unico pioniere fu Daniele Luttazzi (almeno che io sappia) con il comedy album “Criminoso nella Casa delle Libertà”, però si tratta di un tentativo risalente all’ormai lontano 2003 e finito un po’ nel dimenticatoio collettivo.

 

ASPETTI NEGATIVI

 

1 – JESTIRIASI

comici satirici montanini_brignano

 

Uno degli aspetti negativi dei nuovi comici satirici è, a mio parere, quello legato ai battibecchi con i comici famosi. Ogni volta che un comico di Satiriasi scatena una polemica con uno di essi, come ad esempio è accaduto con Brignano e Pintus, mi torna in mente quella volta in cui il rapper underground Jesto si mise ad attaccare Caparezza con un dissing per farsi pubblicità.

Oppure, volendo estendere questo esempio ad un campo più generale, rievoca quella certa abitudine che molti rapper italiani hanno assunto in tempi recenti di attaccare cantanti e cantautori con affermazioni del tipo “solo noi facciamo vera musica e parliamo di argomenti seri, tutti gli altri fanno canzoncine nazional popolari!”

Ecco, lo scontro rapper VS cantanti/cantautori e comici satirici VS comici/umoristi si basa su una stessa idea di fondo sbagliata: l’idea che la musica e la comicità debbano avere una stessa forma o uno stesso linguaggio.

Che poi da noi quelli che dovrebbero fare “comicità non impegnata e non esplicita” purtroppo spesso finiscono per essere Zelighizzati o Coloradizzati (Madeinsuddati se vengono da Roma in giù) è un discorso a parte, ma sarebbe sbagliato bloccare sul nascere qualsiasi esordiente che non voglia parlare di sesso, religione o altri argomenti tabù.

Tornando al discorso underground/non-underground (non so quale sia il termine analogo per i comici, se esiste), so che è un cliché un po’ vecchiotto quello che “i comici non parlano male dei colleghi”, ma agli occhi del pubblico il rischio di passare per i Jesto di turno, per i “rosiconi”, è sempre in agguato.
Insomma: criticare i comici è lecito, ma quando è stesso un comico a farlo purtroppo è inevitabile che lo sfogo assuma le sembianze di “spottone” arrogante.

E a proposito di “capelli a cazzo, video buffi e li distrai”…

 

2 – SATIRA DI COSTUME O IN COSTUME

comici satirici guzzanti_massone

Uno degli aspetti che ha fatto sorgere in me qualche dubbio è legato a uno dei punti del manifesto di Satiriasi: “Niente travestimenti, si entra col proprio nome e cognome un asta un microfono e il proprio bagaglio di vissuto.”
Fin qui niente di male, la stand-up comedy è un’arte che non necessita di travestimenti o personaggi.

Però i comici di Satiriasi hanno spesso utilizzato i travestimenti e i personaggi come esempi negativi, e Filippo Giardina, durante un’intervista, affermò che secondo lui un domani la comicità in Italia sarà rappresentata solo da stand-up comedians.

Ecco, a mio parere la diffusione di quest’idea rappresenta un altro aspetto negativo dei nuovi comici satirici, soprattutto perché perfino in America, patria della stand-up comedy, non mancano grandi comici televisivi che hanno spesso fatto uso di parrucche e personaggi, anche in tempi non troppo lontani, basti pensare a John Belushi, Chris Farley o Mike Myers.

Anche se sono abbastanza certo che quando i comici di Satiriasi parlano di parrucche e travestimenti si riferiscono in realtà unicamente a certi pupazzoni di coloradiana memoria, e sebbene Filippo Giardina nella stessa intervista abbia specificato che non criticherebbe mai Antonio Albanese o Sacha Baron Cohen, il rischio è quello di far passare un messaggio sbagliato, ovvero quello che uno stand-up comedian sia sempre meglio di un comico che fa personaggi o imitazioni.

Oltre ai due comici nominati da Giardina, sarebbe impossibile non citare a questo punto “Avanzi”, lo storico programma satirico di Serena Dandini che lanciò Corrado Guzzanti, il quale da lì a poco sarebbe diventato uno dei migliori comici italiani sfruttando proprio l’utilizzo di personaggi e imitazioni.
Ad esempio, il suo personaggio del massone credo rimanga uno dei massimi esempi di satira intelligente, amara e allo stesso tempo maledettamente divertente che io abbia mai visto. Eppure anche quello era un travestimento.

comici satirici gialappasOppure le trasmissioni della Gialappa’s Band, cioè i vari “Mai dire” dove i comici portavano in scena unicamente dei personaggi, che negli anni hanno rappresentato a mio parere uno dei picchi più alti mai raggiunti dalla comicità televisiva italiana.
Dei programmi frenetici, giovanili, “cazzoni” ma profondamente curati e intelligenti come probabilmente non ne vedremo mai più in Italia.

Insomma, a un futuro di soli stand-up comedians ne preferirei uno con un buon bilanciamento tra stand-up e personaggi. Anche se per quest’ultimi, forse, sarà necessario scomodare qualche mostro sacro.

 

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Emanuele

Nato nel 1994. Terminato il liceo scientifico, si iscrive a “Culture digitali e della comunicazione” all’università Federico II di Napoli, dove si laurea nel 2015.Appassionato di musica, lettura, teatro, comicità, videogiochi e tanto altro, adora qualsiasi cosa sappia mescolare con ingegno il sacro con il profano e vanta una vasta collezione di materiale satirico in continua crescita.Nell’aprile 2016 fonda assieme ai suoi amici XCose.it, dove ricopre il ruolo di redattore, social media manager e grammar nazi.