2 critiche al sistema scolastico

È notizia di pochi giorni fa quella di una studentessa universitaria della Federico II di Napoli che, avendo mentito sulla veridicità del proprio percorso di studi, si è suicidata lanciandosi dal tetto della facoltà di Monte Sant’Angelo.

In questo articolo non ho assolutamente intenzione di entrare nel dettaglio delle questioni personali della ragazza, piuttosto trovo che alcune cose che hanno orbitato attorno alla vicenda siano molto utili per intavolare un paio di critiche al sistema scolastico, dalla scuola materna all’università.

Il sistema scolastico è un colosso rimasto invariato da secoli e protetto da centinaia di migliaia di individui come fosse una divinità. Criticarlo è come urlare nello spazio, ma qualcuno dovrà pur farlo.

1 – Sì, è una gara

Dopo la vicenda, che naturalmente ha attirato a sé molta attenzione mediatica, sui social ha cominciato a circolare il post di un professore universitario il cui messaggio sostanzialmente è “l’università non è una gara” né “un percorso a ostacoli verso il lavoro”.
Il discorso del professore è interessante in più punti, ma il problema fondamentale è che sì, purtroppo la scuola è una gara.

Il sistema stesso, basato sui voti e sulle interrogazioni, rende automaticamente la scuola una competizione e le classi delle gerarchie in stile tier list. Si tratta di un sistema che trasforma i ragazzi in numeri e gli studenti universitari in medie.

Un ragazzino oggi va scuola e invece di crescere nella gioia di scoprire le regole e le meraviglie della Terra, la prima cosa che gli insegniamo e che gli imponiamo è di essere concorrente del suo vicino, lo deve far fuori per essere il primo della classe.
– Tiziano Terzani

L’insegnante ha ragione quando dice di “liberare gli alunni dall’ossessione della performance perfetta”, ma finché esisteranno votazioni, tesi di laurea rifiutate perché non si ha la media giusta e domande di lavoro scartate perché non si è laureati con 110 e lode allora l’ossessione della performance perfetta esisterà sempre.

Negli anni la scuola ha trascinato a sé dei problemi di fondo che da decenni emergono ciclicamente nel dibattito pubblico solo quando qualcuno si lancia da un tetto o si getta sotto un treno in corsa. Gli insegnanti vogliono che i ragazzi la smettano di vivere la scuola con ansia? Incominciassero allora a far sentire la propria voce e a opporsi in prima persona al sistema dei voti e delle interrogazioni.
Una ventina d’anni fa nell’era d’oro di Mai Dire Gol Daniele Luttazzi nei panni di un finto insegnante di Palo Alto gettava a terra la sua cattedra con un calcio dicendo “nella mia scuola non esistono gerarchie”. Si trattava di un geniale sketch comico che, paradossalmente, rappresenterebbe un ottimo punto di partenza per un cambiamento.

2 – Nessuno parla del vero problema

Qualche mese fa chiusi un mio articolo sull’alternanza scuola-lavoro con uno splendido monologo di Joe Rogan che, a un certo punto, si domanda: “è mai possibile che l’unico modo per imparare qualcosa sia essere trascinati in un fottuto coma?”.

Ecco, solo negli ultimi dieci anni in Italia per quanto riguarda scuola e università si è discusso dei crocifissi nelle aule, della carta igienica che manca, delle tasse troppo alte, e nessuno si è occupato del principale problema della scuola: la scuola.
Nessuno si oppone al fatto che ancora oggi i ragazzi devono svegliarsi di mattina, recarsi in luoghi spesso fatiscenti per stare seduti e ascoltare lezioni per intere ore per poi tornare a casa e prolungare il tutto con i compiti. È come quando ci sono le elezioni e tutti battibeccano su quale sia il male minore, senza che nessuno si domandi perché mai ci si dovrebbe far governare da un male.

2 critiche al sistema scolasticoDitemi cosa avete appreso a scuola che vi serve ancora oggi: paura, conformismo, non contraddire l’autorità. Non ti incoraggiano a essere ciò che vuoi essere, ti incoraggiano a essere ciò che loro pensano tu debba essere.
– Doug Stanhope

Siamo nell’era di Internet, della tecnologia intelligente, dei media interattivi, dell’intelligenza collettiva. I giovani imparano le lingue su Rosetta Stone; si scambiano informazioni alla velocità della luce; imparano nuove cose in cinque minuti dai tutorial su YouTube; creano cartoni animati, film, videogiochi, canzoni in poco tempo con strumenti che i loro insegnanti non sanno neanche che esistono. Eppure ancora nel 2018 ogni giorno devono entrare in una dimensione fatta di quaderni a righe o a quadretti, note sul registro, compiti in classe da non copiare e mani alzate per andare in bagno.

A chi a questo punto sta pensando che “no, non è vero, la scuola negli ultimi anni ha subìto grandi cambiamenti” vorrei ricordare che fino a non molti mesi fa il dibattito principale attorno alla sfera scolastica era “smartphone in classe sì o no”, con una preoccupante quanto esilarante propensione generale verso il no.

In realtà esistono alcune organizzazioni che negli ultimi anni si stanno opponendo al sistema scolastico. Sono un esempio i vari progetti di home schooling e di scuole con valutazioni senza voti: si tratta di piccole realtà che, essendo avanti di almeno cent’anni e lontanissime dalle logiche d’insegnamento mainstream, vengono spesso derise o completamente ignorate.

Se gli alberi andassero a scuola li farebbero diventare tutti pali della luce.
– Silvano Agosti

E con questo si concludono qui le mie due critiche al sistema scolastico. Siete liberi di pesare le mie parole come volete, ricordandovi però che sono sempre stato abbastanza in basso nelle tier list.

 

(L’immagine in evidenza è estratta dal video Life Sucks – School del canale YouTube MamaMax).

Emanuele

Nato nel 1994. Terminato il liceo scientifico, si iscrive a “Culture digitali e della comunicazione” all’università Federico II di Napoli, dove si laurea nel 2015.Appassionato di musica, lettura, teatro, comicità, videogiochi e tanto altro, adora qualsiasi cosa sappia mescolare con ingegno il sacro con il profano e vanta una vasta collezione di materiale satirico in continua crescita.Nell’aprile 2016 fonda assieme ai suoi amici XCose.it, dove ricopre il ruolo di redattore, social media manager e grammar nazi.