2 errori tipici della satira su Donald Trump

Le recenti elezioni presidenziali americane hanno generato tanta spassosa satira su Donald Trump ma anche molti imbarazzanti scivoloni da parte di nomi famosi della comicità americana.

2 errori tipici della satira su Donald TrumpPer quanto riguarda la prima categoria, il primo esempio che mi viene in mente è l’imitazione di Donald Trump fatta da Alec Baldwin al Saturday Night Live.
L’imitazione di Baldwin, che ha fatto parte della trasmissione fin dalla campagna elettorale, riesce ad essere divertente e spietata allo stesso tempo: il suo Trump è curato nei minimi dettagli e rappresenta un ottimo sberleffo a un uomo di potere nonché una perla satirica rara all’interno di una trasmissione che secondo molti da parecchi anni avrebbe perso il suo appeal.

In questo articolo però mi concentrerò sulla seconda categoria, ovvero tutta quella satira su Donald Trump mal riuscita che spesso ha finito addirittura per ritorcersi contro i comici stessi.
Vediamo dunque quali sono a mio parere i 2 errori tipici della satira su Donald Trump.

 

1 – Idee banali

2 errori tipici della satira su Donald TrumpPartiamo subito col primo esempio di satira su Donald Trump poco riuscita: la foto della comica Kathy Griffin che regge la testa decapitata di Donald Trump per promuovere la sua nuova tournée.

Dopo le polemiche scaturite, Kathy Griffin ha deciso di girare subito un video di scuse in cui ha ammesso: “Sono una comica, il mio lavoro è oltrepassare la linea ma stravolta l’ho oltrepassata troppo”.
Il concetto di “oltrepassare la linea” è utilizzato spesso come vanto dai comici ed è impossibile dargli torto: oltrepassare la linea significa rompere tabù, spostare l’asticella più in alto grazie alla propria irriverenza, quindi svolgere bene il proprio lavoro.

Quella foto può essere considerata satira, ma Kathy Griffin non ha per niente oltrepassato la linea, anzi: si è fermata al “Via” e ha pescato direttamente l’idea più banale: uccidere “l’oppressore”.

A non credere alle scuse della comica sono stati in tanti, al punto da portare alla cancellazione di alcune date previste per il suo ultimo spettacolo teatrale.
La Griffin è passata dunque al ruolo della vittima (“Trump mi sta bullizzando!”) e ha tenuto una conferenza stampa per giustificare le sue azioni, una conferenza talmente piena di momenti surreali da portare in molti a domandarsi se si trattasse effettivamente di uno sketch comico particolarmente elaborato, soprattutto per via di alcune (molto probabilmente finte) crisi di pianto occasionali della Griffin.

Un destino simile è toccato alla compagnia teatrale che non troppi giorni fa ha voluto portare in scena una versione moderna del Giulio Cesare di Shakespeare, una versione in cui Giulio Cesare è sostituito da Donald Trump, con tanto di accoltellamento finale.
La scena non è andata giù a molti, comprese Delta Air Lines e Bank of America che avevano finanziato lo spettacolo e che dopo l’accaduto hanno deciso di rimuovere la propria sponsorship.

Perché dunque questo particolare tipo di satira su Donald Trump risulta di cattivo gusto? La semplice verità è che da un punto di vista satirico l’idea dell’uccidere il leader è un’idea fin troppo abusata: è quello che verrebbe immediatamente in mente alla persona qualunque ma che, fortunatamente per certi comici, permette di attirare facilmente l’attenzione perché parla direttamente alla pancia del pubblico, proprio come certi politici.

2 – Propaganda

Ribadisco che la satira diverte e funziona anche e soprattutto quando ad essere preso di mira è un personaggio politico. Personalmente, però, la trovo meno efficace quando viene adoperata per prendere di mira un politico (o un partito) per poi supportarne un altro. Ogni volta che un comico al posto di offrire il suo punto di vista sembra volermi dire cosa pensare ho sempre l’impressione di assistere a uno spot elettorale piuttosto che a un irriverente pezzo satirico.

2 errori tipici della satira su Donald TrumpDetto questo, sarei curioso di sapere cosa è successo negli ultimi tempi a Stephen Colbert.
Colbert per anni ha portato in scena una parodia della figura del repubblicano medio all’interno dello show di Jon Stewart, ma dal 2015, da quando ha preso il timone del Late Show al posto di David Letterman, è passato dall’interpretare il neocon all’interpretare se stesso, ha assunto una “rassicurante” espressione perennemente imbronciata e ha trasformato quello che era l’emblema universale del Late Show americano in un marchettone liberal la cui quantità di battute su Donald Trump somministrate al pubblico in ogni puntata rasenta la soglia dell’overdose.

E quando non viene menzionato Donald Trump c’è comunque un prevedibilissimo riferimento anti-right wing o pro-left wing, e a tal proposito bisogna ammettere che è abbastanza triste assistere a una gag in cui Stephen Colbert infila la testa in un forno a microonde implorando a Obama di tornare.

La direzione presa dall’attuale Late Show ha tuttavia finito per ritorcerglisi contro e il povero Colbert si è ritrovato lui stesso vittima della satira del web che ha incominciato a dipingerlo come una burbera incarnazione della faziosità dei mainstream media (“TWO SCOOPS?!“).

 

Anche la sua imitazione di Alex Jones (conduttore radiofonico conservatore che da anni fa controinformazione sul web) è talmente forzata che perfino il video recente in cui il vero Alex Jones prende in giro Colbert imitando la sua imitazione risulta più geniale e divertente.

Casi simili hanno riguardato anche altri conduttori di Late Night Show come Jimmy Kimmel, da molti accusato di aver strumentalizzato il mezzo televisivo dopo che in un monologo sulla nascita del suo ultimo figlio ha parlato quasi in lacrime dell’importanza dell’Obamacare; e Jimmy Fallon, che secondo alcune fonti avrebbe subìto delle pressioni dal suo network per “attaccare” di più Donald Trump nel suo programma.

Insomma, se è vero che noi italiani siamo “avanti” agli americani perché abbiamo già avuto Berlusconi, è anche vero che noi abbiamo già avuto Benigni.
Cari comici americani: non seguite la sua stessa strada o fra qualche anno vi ritroverete come lui, o peggio come il Guzzanti-Rambo di Aniene 2.

Emanuele

Nato nel 1994. Terminato il liceo scientifico, si iscrive all'Università Federico II di Napoli dove si laurea in Culture digitali e della comunicazione nel 2015 e in Comunicazione pubblica, sociale e politica nel 2018. Appassionato di comicità, teatro, videogiochi e tanto altro, adora qualsiasi cosa sappia mescolare con ingegno il sacro con il profano e vanta una vasta collezione di materiale satirico in continua crescita. Nell’aprile 2016 fonda assieme ai suoi amici XCose.it, dove ricopre il ruolo di redattore e social media manager.