3 caratteristiche della nuova controcultura di destra americana

Recentemente, praticando il mio solito surfing per i video correlati di YouTube, mi sono imbattuto in una serie di video che ha attirato la mia attenzione. Si tratta dei vlog di uno youtuber inglese di nome Paul Joseph Watson, un giovane conservatore il cui slogan è: “Conservatism is the new counter-culture”.
La sua tesi è interessante: in un paese come l’America in cui la mentalità liberal ha permeato tutti gli strati dell’establishment culturale che va da Hollywood alle principali Università fino a Google e Youtube e in cui tutti i personaggi di spicco, compresi quelli apparentemente ribelli, proclamano messaggi anti-Trump, sono in realtà i nuovi right wingers a portare avanti la vera controcultura, cioè una nuova controcultura di destra.

Questo spiega anche la nascita di fenomeni anti-establishment che stanno acquisendo molta popolarità in rete come Alex Jones, Milo Yiannopoulos, Lauren Southern, il vignettista Ben Garrison, lo stesso Paul Joseph Watson e altri.

Guardando alcuni suoi video la mia mente è stata attraversata da un sacco di parallelismi fra la situazione americana attuale e quello che abbiamo attraversato noi italiani in 20 anni di berlusconismo.

Ve lo ricordate il “regime berlusconiano”? Augias, Gramellini e Maltese lo descrivevano così:

Il cittadino lavora nelle imprese del Presidente, esce a fare la spesa nell’ipermercato del Presidente pieno di prodotti pubblicizzati dal Presidente, quindi torna nella casa costruita dal Presidente e guarda le tv del Presidente o la pay tv del presidente; se non ne ha voglia, può sempre distrarsi con un libro o un disco edito dal Presidente; altrimenti sfoglia un giornale del Presidente e sceglie – fra i teatri e i cinema del Presidente – uno che presenta un concerto, una commedia o un film prodotto dal Presidente; alla domenica va allo stadio del Presidente dove tifa per la squadra del Presidente, d’estate viaggia con l’agenzia del Presidente; negli intervalli, mentre ripassano gli spot, per distrarsi canta l’inno del presidente.”
– estratto da “Sotto la notizia niente” di Claudio Fracassi

La situazione americana però è un po’ diversa: il nemico della nuova controcultura di destra, ovvero il burattinaio che manovra i fili dei mainstream media, non è il Presidente, ma l’establishment culturale, che assieme ai principali network e allo star system hollywoodiano si sta rivelando sempre più un sistema chiuso poco propenso alla libertà di parola per quanto riguarda personalità repubblicane.
Così come in Italia nacque una controcultura di sinistra per contrastare il gigantesco monopolio berlusconiano, allo stesso modo la nuova controcultura di destra si prefigge di contrastare il monopolio liberal dell’establishment culturale americano.

Per capire il significato e le dimensioni di questo “monopolio liberal”, basti pensare all’ultima campagna elettorale Usa, quando tutte le celebrity americane hanno diffuso messaggi anti-Trump e ogni millennial si è ritrovato il proprio idolo che gli suggeriva di votare Hillary. Pare addirittura che alcuni youtuber fossero stati pagati per dire al proprio pubblico di votare Hillary e adesso registi e sviluppatori di videogiochi dichiarano apertamente di voler creare film e giochi per contrastare Donald Trump.

1 nuova controcultura di destra che parte dall'America

In questo articolo descriverò dunque quelle che reputo le tre caratteristiche principali di questa nuova controcultura di destra americana nata per contrapporsi a vari aspetti di un sistema politico-mediatico in decadenza che presenta più di una somiglianza con quello berlusconiano.

Partiamo da uno degli aspetti principali che riguarda le controculture: la censura. Indubbiamente i fenomeni controculturali tendono a essere censurati dai mainstream media (e non solo).

Watson fa l’esempio dei Sex Pistols negli anni ’70: dei ribelli criticati da politici e giornalisti, ostacolati dalle organizzazioni cristiane di destra che tentavano di impedirgli di esibirsi. La loro musica osava andare contro l’opinione dominante.

Watson quindi ci ricorda la canzone “Good night Alt-right” della band Stray From the Path, pubblicata su YouTube il 12 luglio 2017.
L’intera canzone è un inno contro Donald Trump e contro i giovani right wingers. Il videoclip mette in mostra una serie di violenze perpetuate su un supporter di Trump (riconoscibile dal cappellino rosso alla “Make America great again”) al quale, alla fine, viene tatuata una svastica sulla fronte.

Il pubblico ha detestato questa roba: al momento della stesura di questo articolo il video conta solo 6.866 voti positivi contro ben 56.918 negativi.
Al posto di censurarli, però, YouTube ha coccolato gli Stray From the Path e non ha dato al loro video nemmeno una age restriction. Ciò vuol dire che chiunque di qualsiasi età può guardare tranquillamente un tizio che viene malmenato per le sue preferenze politiche.

Watson non solo fa notare che a lui stesso è capitato di ricevere delle age restrictions per video senza alcun contenuto volgare o violento (emblematico il caso di demonetizzazione a un suo video in cui critica l’arte contemporanea), ma ci tiene anche a lanciare un messaggio significativo agli Stray From the Path:

Volete essere i nuovi Rage Against the Machine? Ma voi SIETE la Machine. Non siete controcultura.

E in effetti ci si chiede come possano mai apparire ribelli e anticonformisti in una situazione in cui tutti i loro colleghi del mondo dello spettacolo dicono esattamente le loro stesse cose.

Ironia della sorte, la teoria di Paul è stata poi inconsapevolmente supportata proprio da John Lyndon (a.k.a. Johnny Rotten, ex frontman dei Sex Pistols), che in un’intervista ha dichiarato di considerare Trump il Sex Pistols della politica, un ribelle che terrorizza i politici di professione.

Restando in tema di censure musicali, lo youtuber Placeboing a febbraio di quest’anno si è visto cancellare da YouTube uno dei suoi remix comici a tema politico. L’accusa era quella di aver “bullizzato” con il suo video un manifestante di sinistra il cui grido di protesta (“You’re a fucking white male!”), dopo essere diventato un meme, era stato usato per un suo remix.
Il video è stato poi specchiato e ricaricato da un altro utente. Si può notare come non è presente nessun tentativo di “bullismo”, Placeboing ha solo riutilizzato le parole del manifestante aggiungendoci giusto qualche effetto per renderlo divertente, come lui stesso ha spiegato in un video successivo.
Il caso di Placeboing non è isolato: altri artisti e youtuber pro-Trump hanno denunciato restrizioni, manomissioni o censure da parte di YouTube.

Ma ci sono casi più eclatanti di censura che riguardano invece programmi di grandi network statunitensi: la sitcom Last Man Standing di Tim Allen, andata avanti per sei stagioni, è stata cancellata dal canale ABC nonostante la media di 8,6 milioni di spettatori. 3 caratteristiche della nuova controcultura di destra americanaLa colpa di Allen sarebbe stata quella di aver rivelato di aver votato Trump e di essersi presentato alla sua cerimonia di insediamento. Last Man Standing era considerato l’unico show su ABC ad avere uno humor vicino agli ideali repubblicani.
Stesso destino è toccato al programma comico di Sam Hyde sul canale Adult Swim: il programma era andato così bene da permettergli di poter produrre una seconda serie, ma poi Hyde ha osato rivelare di aver votato Donald Trump e così l’emittente non solo si è rifiutata di rinnovare la trasmissione ma ha anche cancellato gli episodi della prima stagione dal proprio sito web.
Praticamente un editto bulgaro Usa che però non è stato ordinato dal Presidente, ma dai suoi oppositori.

E la stampa? Certi giornali statunitensi che pubblicano articoli come “Trump 10 anni fa ha detto ‘grab ‘em by the pussy’, quindi è un misogino” o “Trump prende due coppe di gelato, segno che è avido” non hanno nulla da invidiare ai tabloid italiani berlusconiani che anni fa si accanivano contro Ilda Boccassini che “da giovane aveva baciato un ragazzo di sinistra” e i famosi calzini color turchese del giudice Mesiano.

1 nuova controcultura di destra che parte dall'AmericaMa in ballo c’è anche qualcosa di più grave della creazione di pseudo-notizie, come il fatto che alcuni principali network americani abbiano chiuso un occhio su alcuni episodi di violenza di manifestanti di sinistra, evitando di mandare in onda notizie e filmati di atti violenti da parte dei giovani anti-Trump che invece sono trapelati in rete.

La violenza è da condannare sempre, sia di destra che di sinistra. È vergongoso che quel suprematista bianco abbia investito quella ragazza a Charlottesville, così come è vergognoso che gli Antifa americani si siano infiltrati nelle manifestazioni pro-Trump per prendere a pugni, bastonare e spruzzare spray al peperoncino in faccia ai presenti.
Ma se i telegiornali riportano il primo episodio per tre giorni di fila e spengono le telecamere sul secondo, o peggio lo fanno passare per una “semplice manifestazione di dissenso“, è normale che poi Trump passa per il nuovo leader del KKK quando dice che “entrambe le parti sono da condannare“.

Il fatto che la CNN stia perdendo sempre più credibilità, al punto da arrivare ad avere meno ascolti di una replica di una puntata dell’Orso Yoghi vecchia di 30 anni, indica che c’è qualcosa di profondamente sbagliato nell’attuale sistema giornalistico americano, così come c’era qualcosa di sbagliato nel monopolio Raiset berlusconiano.
La vicenda infatti ricorda quella del vecchio TG1 di Augusto Minzolini, che dopo un po’ arrivò a perdere un milione di spettatori.

Dopo i casi di censura e il boicottaggio delle fonti di informazione mainstream c’è un terzo elemento che caratterizza questa nuova controcultura di destra: l’opposizione ai discorsi politici delle celebrity.

Prendiamo ad esempio i vari personaggioni di Hollywood che negli ultimi mesi hanno triplicato i messaggi anti-Trump. Il loro sfruttare spazi televisi e palchi di premiazioni per i propri messaggi politici ricorda i tempi in cui i personaggi famosi nostrani facevano propaganda pro-Berlusconi/anti-Occhetto sulle reti Fininvest, solo che da noi al posto di Hitler si usavano Stalin e Satana.

La controcultura di destra non ce l’ha con loro perché esprimono la propria opinione (anche se alcune opinioni sembrano più istigazione alla violenza), ma perché lo fanno in modo palesemente forzato. La maggior parte di loro non si è mai interessata di politica, non ha mai né scritto né parlato di politica per tutta la propria carriera, nemmeno in positivo.1 nuova controcultura di destra che parte dall'America
Lo stanno facendo adesso in maniera completamente impreparata, seminando tensione inutile, facendo figuracce e vedendo nazisti ovunque tanto quanto Berlusconi vedeva ovunque i comunisti.

Sono un’ampia fetta di personaggi che in un certo senso dovrebbero rappresentare “la cultura”, ma sono completamente distaccati dalla realtà.

Prendiamo allora qualcosa che teoricamente dovrebbe essere più indipendente: i nuovi idoli della rete, come ad esempio il canale YouTube CollegeHumor.
Durante tutta la campagna elettorale non hanno nascosto le proprie simpatie per la Clinton, arrivando addirittura a girare un video “comico” in cui, tra vari giochi di parole con i nomi dei pokémon, suggerivano di votare Hillary perché Trump avrebbe governato come un tiranno.

Pensai: certo, può dar fastidio che un canale con 11 milioni di iscritti si metta a fare pubblicità elettorale, ma in fondo si tratta di satira indipendente, no?

No, perché qualcuno si è messo a fare qualche ricerca e con due semplici click è venuto fuori che la IAC/InterActiveCorp, cioè la società che possiede CollegeHumor, ha come director nientepopodimeno che Chelsea Clinton, figlia di Bill e Hillary Clinton, nonché vicepresidentessa della Clinton Foundation.

1 nuova controcultura di destra che parte dall'America

Satira” e “avere la figlia della candidata alla Presidenza come owner” credo siano due cose incompatibili.

Non so neanche se biasimarli più di tanto. Probabilmente nemmeno io prenderei in giro la candidata alla Presidenza se sua figlia fosse il mio capo, ma è proprio per questo che penso che satira e giornalismo debbano essere indipendenti.

Citando un post del blog di Daniele Luttazzi:

Il comico che fa propaganda ne ricava vento in poppa: è la lusinga del potere.
[…] il problema riguarda tutti i satirici che pubblicano su giornali di partito; e quelli che, in periodo elettorale, invitano un segretario di partito in un loro programma tv per fargli da spalla comica; e quelli che salgono su palchi identitari senza fare satira sull’identità ospite. Satira e comicità sono forme particolari di argomentazione del verosimile. Sono tecniche di persuasione, ma l’effetto a cui devono persuadere è la risata, non il voto. Altrimenti non è più arte: è propaganda.”
– Daniele Luttazzi

(Del rapporto satira-propaganda ne avevo parlato anche nell’articolo sui 2 errori tipici della satira su Donald Trump).

La situazione è preoccupante perché, come abbiamo visto all’inizio, YouTube – uno dei principali media alternativi alla sfera mainstream – negli ultimi mesi non si sta facendo tanti scrupoli nel prendere seri provvedimenti su video di chi contesta l’opinione dominante, lasciando invece in pace chi con la stessa enfasi la consolida ma con alle spalle soggetti politici.
Si comincia a intravedere l’ombra di un doppio standard pericoloso per la libertà di parola.

 

Le carte sono scoperte e senza dubbio qualcosa sta cambiando. Alcune ricerche hanno stimato che la generazione Z (quella che viene dopo i millennial) sarà la più conservatrice dal dopoguerra.

I giovani preferiscono i vlogger indipendenti, i media alternativi e i nuovi satirici conservatori ai giornalisti faziosi, agli opinionisti comprati e agli attori di Hollywood che gli dicono cosa pensare.
E se mai il pensiero dei giovani conservatori d’oggi dovesse effettivamente affermarsi e diventare dominante per quando saranno grandi, allora, forse, verrà il momento di una nuova controcultura di sinistra. “È un processo naturale”, dice Paul Joseph Watson.

Emanuele

Nato nel 1994. Terminato il liceo scientifico, si iscrive a “Culture digitali e della comunicazione” all’università Federico II di Napoli, dove si laurea nel 2015.Appassionato di musica, lettura, teatro, comicità, videogiochi e tanto altro, adora qualsiasi cosa sappia mescolare con ingegno il sacro con il profano e vanta una vasta collezione di materiale satirico in continua crescita.Nell’aprile 2016 fonda assieme ai suoi amici XCose.it, dove ricopre il ruolo di redattore, social media manager e grammar nazi.