4 tipi di comici del web che non fanno ridere

Non troppo tempo fa, nell’articolo sui 2 aspetti positivi e negativi dei nuovi comici satirici in riferimento ai comici di Satiriasi, avevo auspicato che una rivoluzione comica italiana potesse avvenire anche tra i comici del web e non solo tra quelli televisivi. Parlando dei nuovi programmi satirici come Nemico Pubblico e CCN avevo scritto:

Si tratta di tutti programmi che stanno portando un po’ di aria di novità all’interno della televisione italiana, e si spera presto anche sul web, poiché ci sono certi video sulle differenze Nord-Sud e sulle feste di Natale che meriterebbero un po’ di “contraddittorio”.

Oggi voglio quindi approfondire questo mio pensiero, anche perché mi sono accorto che si tratta di un’idea abbastanza diffusa in rete: mi è capitato spesso di imbattermi in articoli che non risparmiavano critiche proprio ai comici del web, con più o meno sempre le stesse accuse: età media del target di riferimento molto bassa, mancanza di significati profondi, eccesso di tormentoni e altri fattori che analizzerò in questo articolo.

comici del web italiaSpecifico che non intendo per nulla spiegare a questi comici del web come fare il loro mestiere (tra l’altro alcuni di quelli che citerò sono canali che seguo), ma solo esprimere la mia critica da semplicissimo appassionato di comicità. Questo articolo non è quindi una pioggia di hating senza senso, quanto piuttosto un piccolo momento di riflessione per chi, come me, è rimasto un po’ deluso da quelli che dopo più di 10 anni di YouTube vengono definiti “fenomeni comici italiani del web.”

Infine, ho escluso da questa lista tutti i fenomeni trash e demenziali così come tutta la roba volutamente ridicola per concentrarmi unicamente su quelle tipologie di video comici che invece vengono prese un po’ più sul serio.

 

1 – UMORISMO “NORMIE”

comici del web normie

 

Se c’è una cosa che non sopporto è tutto quel filone di comicità da pacche sulle spalle basata su stereotipi in stile “scommetto che è successo anche a te” già sentiti mille volte e senza nessuna innovazione, che possono andar bene come svago momentaneo, ma per quanto riguarda la comicità vera e propria ho le stesse pretese di Doug Stanhope: mi aspetto che ci scappi il morto.”

Recentemente, in uno dei suoi monologhi a Nemico Pubblico, il comico Giorgio Montanini secondo me ha detto una cosa molto intelligente:

Il comico, tra tutti gli artisti, è quello più disperato di tutti perché è quello che vive nel suo abisso e riesce ad emergere solamente quando è sul palco e schiaffarvi in faccia la sua tragedia.

Ecco, in Italia molti comici del web sono tutto tranne questo. Sono ragazzi e ragazzini qualunque che, avendo una vita assolutamente normale, non hanno nessun abisso da cui emergere, non hanno nessun argomento forte da vomitare con ingegno o con livore davanti a una telecamera.
Quindi, di conseguenza, quali possono essere i “morti” nei loro sketch? Di certo non la corruzione della politica, l’invadenza della Chiesa o l’ipocrisia della società contemporanea, quanto piuttosto il pranzo di Natale, la prova costume, l’iscrizione in palestra, l’esame universitario, la nonna che cucina troppo, le doppie spunte blu su WhatsApp.

Per anni intere legioni si sono mosse contro Zelig e i suoi monologhi ripetitivi sulle questioni di tutti i giorni e quasi nessuno oggi sembra accorgersi del fatto che quella stessa roba ultra-odiata oggi viene proposta su YouTube in versione 2.0.
Persino dei grandi come i The Jackal, che reputo dei geni, recentemente sembrerebbero essersi buttati sui forced memes come “termostato”, che sinceramente aveva già stufato dopo la prima ripetizione.

Nel 2001 Corrado Guzzanti faceva ridere con “‘mbuti!”, ma era più di quindici anni fa e trasformare quella parola in tormentone non era nemmeno nelle intenzioni iniziali di Corrado.

 

2 – LA COMICITÀ DEI VLOGGER

comici del web vlogger

 

Strettamente legata alla comicità “normie” troviamo i comici del web che fanno i vlog (video + blog), un fenomeno riassumibile con le parole di Crozza: “sono dei ragazzi che bivaccando in camera loro fanno dei filmatini per altri ragazzi che stanno bivaccando in camera loro.”

Il fenomeno ha origini americane, ma anche qui in Italia abbiamo avuto un po’ di comici del web che hanno avuto successo con la formula di mescolare il vlog normale alla sketch comedy: sto parlando di Willwoosh, Daniele Doesn’t Matter e tanti altri.

L’aspetto negativo del lato sketch comedy è facile da spiegare: basta rileggere tutto quello che ho scritto nel punto precedente.
I problemi sorgono però con il lato vlog, perché a riguardo ho più domande che certezze: perché tutti sembrano utilizzare le stesse tecniche di montaggio? Perché riempire i video di mille riferimenti ai meme del momento? Perché le parrucche?

Nel video “Every YouTube video ever” i ragazzi di CollegeHumor hanno fatto un ottimo lavoro nello sbeffeggiare tutti i peggiori stereotipi e difetti dei vlogger comici: “Obvious joke minus unique perspective plus shitty costume plus screaming equals 10 billion views.”

 

Bill Hicks is dead and I get to live.

A conclusione di queste due prime descrizioni di tipologie di comici del web ci tengo a precisare che io non penso assolutamente che i comici debbano far ridere solo attraverso argomenti scomodi. Ci sono tantissimi comici, infatti, che riescono a far ridere senza necessariamente scomodare argomenti tabù, questo perché la loro rivoluzione la stanno già compiendo nel momento in cui inventano un nuovo modo di far ridere.
Ma video come “Para Nonna Activity” di Casa Surace in cui si capiscono l’incipit, lo svolgimento e la conclusione già solo dal titolo, a mio parere non possono rappresentare una rivoluzione comica.

 

3 – SINDROME DI BONOLIS

comici del web intervista

 

La sindrome di Bonolis è una patologia che affligge principalmente i comici del web che fanno interviste o scherzi (scusate, intendevo “esperimenti sociali”) e perfino canali più seri come Fanpage.it.
I sintomi, che prescindono dalla bravura e dalla simpatia del soggetto, includono: senso di superiorità rispetto a dei completi sconosciuti e incapacità di formulare battute che vadano oltre gli aspetti superficiali degli stessi.

Per capirci: prendete le battute di Bonolis rivolte alle persone comuni, ambientatele per strada o nelle discoteche, metteteci un po’ di doppi sensi che non guastano mai, aggiungeteci un pizzico di Sconvolt Quiz delle Iene e otterrete un video qualsiasi degli “intervistatori comici” e prankster di YouTube Italia.

Non è che trovo questo tipo di ironia offensiva verso le persone comuni, semplicemente la trovo insensata perché basata su un meccanismo banale e arrogante riassumibile in: “io sono l’intervistatore, tutti quelli con cui parlo sono stupidi” che, al posto di divertire, fa venir voglia di trafiggere l’intervistatore con un arpione.

Poco fa ho scritto che nella comicità deve “scapparci il morto”, però quando il morto è un completo sconosciuto non è che faccia tanto ridere.
Non c’è nulla di sorprendente e innovativo nel mostrarci che il fruttivendolo con la quinta elementare non sa parlare correttamente l’italiano o che la ragazza ubriaca fradicia in discoteca non conosce la capitale del Botswana.

Per quanto riguarda infatti questo tipo di gag, continuo a preferire la formula comica di quei geni dei Mega64:

We’re the dumbasses, not you.

 

4 – SATIRA POLITICA UN TANTO AL CHILO

comici del web spinoza

 

E chiudiamo con il quarto punto legato non a YouTube ma a un’altra categoria di comici del web: la satira politica sui social network.

Intorno al 2007 in questo Paese qualche oscuro individuo deve aver deciso che un’arte come la satira dovesse diventare il nuovo oggetto cool del momento indispensabile per tutti gli italiani, come i sandali Crocs e il bastone per i selfie.
Nacque così quello che Saverio Raimondo ha definito battutissimo compulsivo da social network”, in riferimento a fenomeni come il sito Spinoza.it e i battutisti di Facebook e Twitter.

Il problema è che, per quanto possa essere divertente, non riesco proprio a dare peso alla battuta di satira politica scritta dalla casalinga di Voghera o dall’idraulico di Boscotrecase: nel migliore dei casi è un semplice giochino intellettuale sui fatti d’attualità che finisce in rete e rimane anonimo, nel peggiore è una frasetta non più lunga di quella di un Bacio Perugina con una punch line scritta da chi probabilmente non è neanche interessato al fatto trattato e vuole solo apparire divertente.

Ancora peggio delle battute quotidiane di anonimi ci sono le vignette e i meme spacciati per satira politica che in realtà nella maggior parte dei casi sono solo roba terra terra.
Materiale che tra l’altro spesso si ferma agli aspetti più superficiali senza mai affondare davvero il colpo nella vittima, ma che anzi spesso finisce per causare l’effetto opposto: guardate Salvini com’è contento dei meme sulla sua ultima gaffe, con quel “quando ci vuole, ci vuole” messo lì come per dire “mannaggia, sono proprio un birichino!”

comici del web Salvini

Serena Dandini diceva di apprezzare la satira perchè è come un uovo di Pasqua con la sorpresa. Il battutismo compulsivo da social network invece è più simile al regalo di Natale riciclato e fatto controvoglia.

 

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Emanuele

Nato nel 1994. Terminato il liceo scientifico, si iscrive all'Università Federico II di Napoli dove si laurea in Culture digitali e della comunicazione nel 2015 e in Comunicazione pubblica, sociale e politica nel 2018. Appassionato di comicità, teatro, videogiochi e tanto altro, adora qualsiasi cosa sappia mescolare con ingegno il sacro con il profano e vanta una vasta collezione di materiale satirico in continua crescita. Nell’aprile 2016 fonda assieme ai suoi amici XCose.it, dove ricopre il ruolo di redattore e social media manager.