1 recensione di Persona di Marracash e 3 migliori brani dell’album

1 recensione di Persona di Marracash e 3 migliori brani dell'albumConosco Marracash fin dai tempi di Badabum Cha Cha e negli anni ho cominciato a tenerlo d’occhio più o meno con interesse dai tempi di Fino a qui tutto bene, album sottovalutatissimo e ingiustamente considerato il suo lavoro meno riuscito. Ma con Persona, per me, è riuscito a superare davvero se stesso.

Sono passati anni dall’ultima volta che ho recensito un disco rap, e voglio tornare a farlo proprio con Persona. Non sono un esperto né di rap né di musica in generale, e di conseguenza quest’articolo sarà privo di tecnicismi che in fondo non conosco. La recensione nasce infatti dalla volontà di ringraziare questo disco per essere entrato nella mia vita proprio quando ne avevo più bisogno, in un periodo in cui non è stato difficile comprendere certi sentimenti, emozioni e dolori espressi nei suoi brani.

C’è da dire subito che l’album rappresenta dichiaratamente un distacco da quelli precedenti: l’artista sveste i panni di Marracash per essere semplicemente Fabio e si cimenta in un lavoro più intimo, sincero e introspettivo.

15 tracce, ognuna includente nel titolo il nome di una parte del corpo, e un quantitativo non eccessivo e non invadente di featuring.

Ogni traccia è un viaggio introspettivo nell’animo di Marracash, e il disco di per sé è un altalena di emozioni e di riflessioni che ci spinge quasi ad immedesimarci in ciò che il rapper prova.
Il mood generale del disco è molto malinconico, Marra riflette e ci fa riflettere su concetti come l’amore, la vita, il successo: in uno dei brani, Madame – L’anima, il rapper arriva a dialogare con la propria anima.

Il brano d’apertura, Body Parts – I denti, è un vero e proprio cazzotto in faccia auto celebrativo con il quale Marra si ripresenta sulla scena dopo tre anni d’assenza. Nel pezzo ci sono un paio di versi che al primo ascolto mi hanno strappato un sorriso: «Chiedi di Persona che è il nuovo CD / dopo che lo ascolti dici “holy shit / come fa a costare come gli altri che c’ha solo hit?”» e «Canto bene quasi quanto faccio rap / come se ci fosse Marracash featuring Marracash».

Crudelia – I nervi, stando alle interviste rilasciate dall’artista, sembrerebbe essere un po’ il nucleo dell’album: è la narrazione di una sua recente storia d’amore fallita, una relazione tossica sfociata in denunce e che per poco non ha portato al suo arresto («Rissa per la tua scenata per la strada / quasi all’estero mi arrestano»).

Marra si racconta, si sfoga, parla di depressione, di paura di impazzire, butta fuori i suoi pensieri come del resto suggerisce in Qualcosa in cui credere – Lo scheletro («Butta fuori i tuoi pensieri o finiranno per ucciderti»), esprime i suoi dubbi e in Poco di buono – Il fegato si diverte a fare il «gioco dei se»: «Se chi è crudele lo provasse un po’ sulla sua pelle», «Se invertissimo un po’ i ruoli tra gli schiavi ed i padroni» o «Se entrassero cento barboni da Gucci».
Nel disco non mancano tuttavia tracce un po’ più scanzonate come Non sono Marra – La pelle, in cui il rapper e Mahmood giocano sulla propria somiglianza estetica, e Greta Thunberg – Lo stomaco, pezzo satirico sull’estinzione del genere umano.

Persona è un disco eccellente, un viaggio introspettivo da intraprendere almeno una volta, anche se, sicuramente, capisco che per i tipi di sentimenti espressi e per le tematiche affrontate non possa essere considerato un album “per tutti”. Per quanto mi riguarda, non c’è un singolo brano del disco che non mi piaccia.

Non mi resta che consigliarvi l’ascolto dell’album e lasciarvi alla classifica dei tre brani che mi hanno colpito di più:

3 – Tutto questo Niente – Gli occhi

 

In questo pezzo tanto bello quanto malinconico Marracash ci mette in guardia sulla vacuità del successo, parlandone con un non tanto velato disprezzo.

In particolare parla di un vuoto, impossibile da colmare riempiendo il proprio tempo o da zittire con il lusso, del resto il pezzo si apre con «Pensiamo che quello che ci serva sia fuori da noi, mentre quello di cui abbiamo veramente bisogno è invisibile».

Impossibile non pensare alla società di oggi dove, soprattutto tra i giovani, sembrerebbe essere molto diffuso il culto del successo, dei soldi, dell’esibizionismo, del materialismo. Un mondo che, stando a quanto racconta Marra, è riassumibile in una sola parola: niente.

 

2 – Appartengo – Il sangue

Questo brano è incentrato molto sul passato. Marracash ci parla della sua vita da ragazzino, dell’illegalità spesso legata all’arte di arrangiarsi e di come negli anni ha dovuto rinnegare il suo sangue «timorato di Dio e dello Stato».

Inutile girarci intorno, la vera bomba di questo pezzo è la strofa di Massimo Pericolo, rapper che non mi ha mai colpito particolarmente ma che qui mi ha stupito oltre ogni misura.

Tra le frasi più significative della sua strofa: «Taglio il traguardo perché corro con le forbici», «Chissà se siamo soli o se c’è un Dio / e siamo un duo zio / e se non è colpa sua e il merito è mio», «Nasci nel sangue caldo di qualcun altro e muori nel tuo».

Un brano fantastico, un compendio di storie di vita personali che, in fondo, come dice la voce introduttiva, non ci appartengono.

 

1 – G.O.A.T. – Il cuore

G.O.A.T., acronimo di Greatest Of All Time, è in assoluto il brano di Persona che mi è piaciuto di più, destinato forse a diventare il mio pezzo preferito di Marracash di sempre.

Come già detto più volte il disco è pieno di riflessioni malinconiche e spesso anche pessimistiche, ma è in G.O.A.T. che Marra ci mostra finalmente un bagliore di speranza.

Il brano è un incitamento a non arrendersi mai, a rialzarsi dopo le cadute fregandosene del giudizio altrui. Recita il ritornello: «Non conta quanto hai perso prima nella tua vita / chi ti ha fottuto l’autostima, chi ti incasina / c’è sempre un modo ed una chance».

Si tratta del brano definitivo da ascoltare quando si pensa che la vita non offra più speranze, che non ci sia una luce in fondo al tunnel.

Un sentimento che, ammettiamolo, abbiamo provato tutti almeno una volta nella vita.

Emanuele

Nato nel 1994. Terminato il liceo scientifico, si iscrive all'Università Federico II di Napoli dove si laurea in Culture digitali e della comunicazione nel 2015 e in Comunicazione pubblica, sociale e politica nel 2018. Appassionato di comicità, teatro, videogiochi e tanto altro, adora qualsiasi cosa sappia mescolare con ingegno il sacro con il profano e vanta una vasta collezione di materiale satirico in continua crescita. Nel 2019 ha collaborato, realizzando una clip e scrivendo testi tramite piattaforma Discord, con Epic Rap Battles of History. Ha fondato XCose nel 2016 assieme ai suoi amici e da allora ricopre il ruolo di redattore e social media manager.

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