1 Recensione di Suicidol di Nitro

Il 27 maggio uscirà “Suicidol – post mortem“, un EP contenete 5 tracce extra che farà parte di una nuova versione deluxe dell’ultimo disco del rapper Nitro.
Nell’attesa, XCose.it presenta la recensione di Suicidol, uscito il 26 maggio 2015 e contenete 15 tracce.

Tutto parte da un verso cantato da Nitro nel pezzo “Dexter” di Fibra nell’album Squallor: “sarò un mito presto solo se mi sparo, sto disco lo chiamo Suicidol”.

Flash forward al 25 maggio dell’anno scorso: ecco quindi uscire Suicidol, un disco dove Nitro ci accompagna in un viaggio alla scoperta di certi aspetti più nascosti e introspettivi della vita di un artista. Chi pensa che la vita del rapper (o di un artista famoso in generale) sia fatta solo di felicità, soldi e donne probabilmente non ha ancora ascoltato Suicidol, ma andiamo con ordine:
Il verso in “Dexter” e il titolo dell’album sono chiari riferimenti all’ipocrisia di chi disprezza un artista quando è in vita per poi osannarlo dopo la morte, un qualcosa che abbiamo visto non troppo tempo fa con Michael Jackson o, in tempi molto più recenti, con David Bowie e Prince.

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Nitro è cosciente che ci sono molti “haters” che lo osannerebbero solo “post mortem” (non per nulla ha usato quest’espressione come sottotitolo del CD extra, dove in copertina la sua figura è sostituita da un mazzo di rose rosse e le frasi scritte sul muro si trasformano in complimenti), ed infatti questo è un tema che viene ripreso spesso all’interno dei vari brani.

Si concentra molto anche sullo sbeffeggiare chi gli diceva che non ce l’avrebbe fatta, persone che ora definisce senza troppi giri di parole dei clochard, e sul rivendicare il proprio successo, con qualche frecciatina a chi magari tenta di salire sul carro del vincitore: “è tutto mio quello che ho preso quindi don’t touch” (entrambi versi della canzone “Ong Bak”).

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C’è tanta vita personale ma c’è anche tanto in cui immedesimarsi in Suicidol, soprattutto per i giovani: paure, insicurezze, tradimenti da parte di amici, delusioni d’amore, non a caso per quanto riguarda quest’ultime Nitro ci ricorda in “Rotten” che “ho scritto più sulle donne che il giornalismo sul delitto di Cogne”.

A proposito di “Rotten”: il brano termina con un Nitro disperato che ripete “non volevo dire nulla di male” e un “e che cazzo” lasciato in segreteria telefonica, geniali riferimenti a “L’uomo nel mirino” e gli skit di “Mr. Simpatia”? Ovviamente si, e infatti subito dopo parte la già citata “Ong Bak”, con la collaborazione di Mr Simpatia in persona: Fabri Fibra, che si cimenta in una forte e a tratti divertente critica nei confronti di certi fan oppressivi.
Per quanto riguarda i featuring, si capisce che Nitro ne abbia voluti includere pochi per evitare che stonino con un disco molto “personale” come Suicidol.

Ad esempio “Pleasentville” è un brano che ha visto la collaborazione della cantante statunitente Lissie, il risultato è una canzone che sa di tentativo di provare qualcosa di diverso da inserire in Suicidol, una “scommessa” riuscita, visto che il risultato è tutt’altro che deludente.

Il miglior flow e la miglior base però le troviamo in “Baba Jaga”, forse il brano più bello di Suicidol. Senza nulla togliere però ad altre canzoni come “The same old story”, “Sassi e diamanti”, “Dead body” e “Rivivere”, brano conclusivo del disco.

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Divertente anche l’inserimento di una bambolina voodoo per l’edizione deluxe, che può essere sia intesa come un simbolo di valvola di sfogo per gli haters, che come un piccolo “idol” (per l’appunto) per i fans.

In sintesi, Suicidol è l’esempio di come si può raccontare, attraverso la musica, sia di certi aspetti peculari della vita di un artista, che delle insicurezze e i problemi della vita dei giovani, mantenendo una coerenza essenziale, cosa che non sempre il panorama musicale mainstream riesce a fare senza malcelare una qualche becera strategia di marketing.

Che dire, aspettiamo l’uscita di “Suicidol – post mortem”, nel frattempo, buon ascolto.

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Emanuele

Nato nel 1994. Terminato il liceo scientifico, si iscrive a “Culture digitali e della comunicazione” all’università Federico II di Napoli, dove si laurea nel 2015.Appassionato di musica, lettura, teatro, comicità, videogiochi e tanto altro, adora qualsiasi cosa sappia mescolare con ingegno il sacro con il profano e vanta una vasta collezione di materiale satirico in continua crescita.Nell’aprile 2016 fonda assieme ai suoi amici XCose.it, dove ricopre il ruolo di redattore, social media manager e grammar nazi.