1 fenomenologia di Daniele Luttazzi dal punto di vista di un fan

Questo è l’articolo che ho sempe voluto scrivere, ma anche uno dei più difficili, in quanto parlare dei propri idoli adolescenziali non è sempre semplice.
Il 2020 segna un doppio anniversario per Daniele Luttazzi: sono passati dieci anni dalla sua ultima esibizione in pubblico e, sfortunatamente, lo stesso tempo è passato dallo scoppio dello scandalo “Luttazzi copia”, ma ci arriveremo.

1 fenomenologia di Daniele Luttazzi: il prima, il durante e il dopo
…e da allora la collezione è cresciuta.

Questa storia comincia con un libro che mi venne regalato quando ero ragazzino. Il titolo era Satyricon e l’autore Daniele Luttazzi, all’epoca a me ancora sconosciuto. Da appassionato di comicità e satira, inutile dirlo, lo divorai subito.
In quelle pagine trovai però un tipo di satira che non avevo mai visto altrove: quel libro parlava sì di Berlusconi, Bossi, Rutelli e degli altri politici di quegli anni come facevano i vari Guzzanti, Benigni e Grillo, ma lo faceva in modo particolare, sofisticato e pungente, a volte surreale. Quello stile mi rapì subito, e così partì immediatamente una caccia su YouTube in cerca di tutto il materiale di Luttazzi che mi ero perso.

Recuperai le puntate di Satyricon, quel poco che c’era di Barracuda (prima che Mediaset caricasse tutte le puntate in rete), i personaggi di Mai Dire, i monologhi e gli sketch di Decameron, alcune lezioni di sesso su Rai 3 (ora scomparse dal tubo virtuale) e molto altro.

A catturarmi fu soprattutto lo stile della sua satira: sagace, irriverente, intelligente e divertentissima, perennemente oscillante tra il serio e il faceto senza mai sfociare né nel reazionario e né nel volgare (semmai nell’esplicito). Luttazzi ha la verve comica da assassino gentiluomo, che sferra coltellate in tranquillità senza alzare troppo la voce.

Daniele Luttazzi ha la capacità di trasformare anche battute che in bocca ad altri sembrerebbero banali in piccoli capolavori: ricordo ad esempio una battuta molto breve pronunciata a Barracuda che mi piegò in due dalle risate: Daniele, durante il monologo d’apertura, fa un colpo di tosse e poi afferma: «Devo smetterla di dormire nel parco», che di per sé è un joke elementare, ma pronunciato da lui con il suo stile e con la sua mimica amplificò di gran lunga l’effetto comico. È difficile dire con precisione come ci riesca, perché il suo stile comico è tanto affascinante da osservare su un palco quanto difficile da descrivere, per citare Gino e Michele in una delle loro edizioni de “Le Formiche”: «Per capirlo bisogna andare a vederlo».

Agli occhi dell’adolescente qual ero Daniele Luttazzi rappresentava (e rappresenta tutt’ora) un’antitesi di tutta quell’intellighenzia che ero abituato ad osservare e leggere in quegli anni, esempio cardine e raro di intellettuale non irritante: talmente acculturato e intelligente da potersi permettere di scherzare anche parlando di sesso, cacca e pipì.
Luttazzi è stato il mio death metal, i miei Metallica, il mio rap sconcio: la sua satira è stata la forma d’arte ribelle che mi ha permesso di digerire tutte le problematiche che si vivono durante l’adolescenza.

La documentazione sfrenata sul materiale di Daniele Luttazzi portò però anche a un’altra, più spiacevole, documentazione: fu così che cominciai a leggere dell’Editto bulgaro, delle censure berlusconiane e delle continue cancellazioni di show televisivi e tournée teatrali a cui Daniele è stato sottoposto per gran parte della sua carriera.

1 fenomenologia di Daniele Luttazzi: il prima, il durante e il dopoDopo una vita di censure, l’ultima esibizione di Daniele in tv risale al 2010 con un monologo caustico a Rai per una notte, serata speciale contro la censura e ricca di ospiti organizzata da Michele Santoro e andata in onda su Internet e in varie tv locali.
Sfortunatamente, lo stesso anno, scoppiò il cosiddetto scandalo “Luttazzi copia”.

Ricordo che di primo impatto la cosa non mi fece particolarmente impressione, per il motivo che, nell’ambito della comicità italiana, ero già a conoscenza di altri casi simili antecedenti.

Da ragazzino, infatti, seguivo assiduamente anche i programmi di cabaret, e ricordo vicende come quella del gruppo comico Slapsus, il cui sketch del nuoto sincronizzato presentato a Zelig fece storcere il naso a qualche spettatore per la sua sospetta somiglianza con una gag degli Umbilical Brothers, mentre nello stesso periodo, a Colorado, il duo Ceccon & Balbontin presentò uno sketch quasi interamente identico a quello di un duo comico brasiliano.

Di Daniele Luttazzi, però, salvo rari casi, nessuno aveva sospettato mai nulla, fino alla comparsa in rete di quel blog gestito da un suo ex fan che elencava minuziosamente tutte le battute che Luttazzi avrebbe copiato ai colleghi americani e inglesi. Altri (ex) fan realizzarono anche un documentario di circa quaranta minuti intitolato Il meglio [non è] di Daniele Luttazzi, che metteva a paragone le battute di Luttazzi con le originali dei comici d’oltreoceano. Tra i casi più eclatanti: una vecchia vicenda, risalente a uno spettacolo del 2005, in cui Luttazzi accusava Bonolis di aver copiato una sua battuta che, in realtà, i fan scoprirono essere di George Carlin.

Scoppiò un putiferio tra i fan del comico che lo difendevano a oltranza e gli ex fan delusi che chiedevano vendetta. Intervennero perfino le Iene, che realizzarono un servizio sull’accaduto.

Per quanto mi riguarda, la mia posizione ad oggi resta questa: voglio troppo bene a Luttazzi per accusarlo di essere un copione; voglio troppo bene ai comici anglofoni per non riconoscere la paternità delle loro battute. Quindi la mia posizione è intermedia.
Tuttavia, qualche parola a riguardo va spesa.

La prima cosa che occorre precisare, a mio parere, è che una battuta, anche copiata (o ricontestualizzata), bisogna saperla dire. E Daniele le sapeva dire eccome, merito della sua bravura e del suo talento comico innato.

1 fenomenologia di Daniele Luttazzi: il prima, il durante e il dopoPoi, come ho già accennato nella mia classifica dei 10 migliori comici italiani contemporanei, non ho mai pensato che Luttazzi avesse preso quelle battute per ottenere fama e soldi, e ciò lo testimoniano il suo amore per la cultura comica e il fatto che, in passato, abbia più di una volta rifiutato cachet stellari che comportavano la presenza su palchi che non percepiva consoni al suo linguaggio artistico.

Infine, dettaglio assolutamente non trascurabile, in quanto purtroppo mai tirato in ballo durante i marasmi dei dibattiti sui plagi/non plagi: una buona manciata di quelle battute sono effettivamente modificate da Luttazzi in modo tale da farle assumere un significato nuovo.

Un esempio è la battuta di Emo Philips sul Muro del Pianto. L’originale recita più o meno così: «Sono stato in visita al Muro del Pianto e mi sono sentito un idiota, lì in mezzo a tutti con un arpione in mano». Nella versione di Luttazzi l’arpione è sostituito con “le pinne ai piedi”.
Così facendo la battuta cambia: l’originale è un gioco di parole con la parola “wailing” (pianto) di Wailing Wall che somiglia a “whaling” (caccia alle balene), da qui l’arpione. Nella versione di Luttazzi il gioco di parole in inglese non c’è, e la battuta diventa il semplice aneddoto su una persona fuori luogo.
Un altro esempio lo ritroviamo in una battuta di Mitch Hedberg che cambia semplicemente con una modifica minima: «Qualsiasi libro è un libro per bambini se il bambino sa leggere» nelle mani di Luttazzi diventa «Qualsiasi libro è un libro per bambini se non sai leggere».

Quando Luttazzi, per difendersi, dice che il suo stile non è copiato da nessuno non dice una menzogna, ed è proprio il suo stile a rendere la sua comicità così unica. Riuscire ad alternare una battuta sulla politica ad una demenziale sulla carta igienica mantenendo lo stesso stile e la stessa delivery non è né facile né da tutti, e quello stile e quella delivery non sono di Bill Hicks, né di Chris Rock o George Carlin: sono di Luttazzi.
E quel passare dall’alto al basso rappresenta il fulcro del suo stile, la base del suo DNA comico.

Il periodo che segue Rai per Una Notte e lo “scandalo Luttazzi” è caratterizzato da una lunga assenza di Daniele dai palcoscenici, dalla pubblicazione di un fumetto e due libri (La quarta necessità, Lolito e Bloom) e da un tentativo, da parte di Carlo Freccero, di riportare il comico su Rai 2 nel 2019, di cui però non si è fatto più nulla.
Inoltre, lo scoperchiamento del vaso di Pandora della stand up comedy americana ha comportato l’emergere di un surplus di comedian italiani emergenti.

La triste verità, però, è che molti stand up comedian italiani di oggi fanno esattamente quello che veniva imputato a Luttazzi, con la differenza di “copiare” la forma e non il contenuto: molti di loro, infatti, finiscono per sembrare fotocopie degli stand up americani, con le loro stesse tematiche, i loro linguaggi e il loro modo di muoversi sul palco, solo con battute originali, cosa che è andata ad alimentare una situazione in cui c’è sicuramente più quantità che qualità, come coi rapper. Da appassionato non riesco nemmeno più a tenere il passo: ne sbucano di nuovi ogni giorno. Nonostante ciò, c’è sicuramente una manciata di ottime eccezioni da segnalare: in primis Luca Ravenna e Giorgio Magri.

Più penso alla stand up italiana e più mi torna in mente il manifesto di Satiriasi, quello che vietava ai comici di usare costumi, personaggi e tormentoni, e più ripenso al manifesto di Satiriasi e più si rinnova la mia nostalgia per Panfilo Maria Lippi, Dervis Fontecedro e Luisella Gori: i personaggi di Daniele Luttazzi. Tutti e tre avevano un costume e un tormentone ma funzionavano alla grande perché in comune avevano una mente geniale che, ai tempi di Mai Dire Gol ’96-’97, sapeva spiccare sugli altri grazie a un portentoso talento creativo e un’irriverenza da manuale.

Caro Daniele, mi auguro di rivederti presto in televisione o a teatro.

Emanuele

Nato nel 1994. Terminato il liceo scientifico, si iscrive all'Università Federico II di Napoli dove si laurea in Culture digitali e della comunicazione nel 2015 e in Comunicazione pubblica, sociale e politica nel 2018. Appassionato di comicità, teatro, videogiochi e tanto altro, adora qualsiasi cosa sappia mescolare con ingegno il sacro con il profano e vanta una vasta collezione di materiale satirico in continua crescita. Nel 2019 ha collaborato, realizzando una clip e scrivendo testi tramite piattaforma Discord, con Epic Rap Battles of History. Ha fondato XCose nel 2016 assieme ai suoi amici e da allora ricopre il ruolo di redattore e social media manager.

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