2020: riforma della Costituzione italiana. Un’opportunità per la nostra democrazia?

Il referendum costituzionale del 2020 propone di modificare gli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione italiana.
Il testo prevede il taglio del 36,5% dei componenti di entrambi i rami del Parlamento, ossia la riduzione da 630 a 400 seggi alla Camera, da 315 a 200 seggi al Senato.
Al fine di comprendere lo spirito che anima la proposta di riforma è importante svolgere un’analisi comparativa tra i sistemi parlamentari delle principali democrazie occidentali nelle rispettive cornici istituzionali.

Negli Stati Uniti il sistema parlamentare è bicamerale ed è composto dalla Camera dei Rappresentanti (House of Representatives) ed il Senato (The Senate). La Camera è composta da 435 membri e si rinnova ogni 2 anni. Il Senato è formato da 100 senatori, 2 membri per ogni Stato (50 Stati), che rimangono in carica per 6 anni. Ogni 2 anni si rinnova circa 1/3 del Senato. Tutti i membri di entrambe le Camere sono eletti direttamente dal popolo. Il sistema parlamentare statunitense è bicamerale perfetto, benché inserito in una cornice presidenziale e federale. Il Presidente degli Stati Uniti è, di fatto, eletto direttamente dal popolo il primo martedì dopo il primo lunedì di novembre al termine del mandato di 4 anni. Tutti i membri delle Camere sono eletti attraverso il sistema maggioritario semplice a turno unico, tranne la francofona Louisiana che è l’unico dei 50 Stati ad adottare il maggioritario francese a doppio turno.
Comparando il progetto italiano di riforma con il Parlamento Usa, il numero dei deputati italiani diventerebbe di poco inferiore a quello della Camera dei Rappresentanti statunitense ed il numero dei senatori superiore di 100 unità rispetto al Senato Usa.

Il Parlamento francese è composto anch’esso da 2 Camere, l’Assemblée nationale e le Sénat. L’Assemblea è composta da 577 membri eletti direttamente dal popolo attraverso il sistema maggioritario uninominale a doppio turno, comprendente anche i rappresentanti dei dipartimenti e territori d’oltremare (DOM e TOM). Il Senato francese è formato da 346 membri, eletti a suffragio indiretto. I membri senatoriali francesi rappresentano le istanze dei territori: dipartimenti, regioni, comuni, ecc. Il sistema parlamentare francese è incardinato nel sistema semipresidenziale in base al quale è sostanzialmente il Presidente della Repubblica ad indirizzare le linee della politica e dell’economia della Nazione, eccetto nei casi di coabitazione. Comparando numericamente le Camere italiane con quelle d’oltralpe, attualmente il numero totale dei membri è simile ossia 945 per il Parlamento italiano e 923 quello francese. Tuttavia, se da un lato la popolazione francese è numericamente inferiore a quella italiana, dall’altro l’Italia non ha né la stessa estensione geografica della Francia né tantomeno territori d’oltremare che chiedono di essere rappresentati.

Il Parlamento del Regno Unito è composto dalla Camera dei Comuni (House of Commons) e la Camera dei Lord (House of Lords). La Camera dei Comuni è composta da 650 membri, eletti a suffragio universale diretto attraverso il sistema maggioritario a turno unico. L’elezione dei membri della Camera dei Comuni è contestuale alle elezioni politiche. La Camera dei Lord è composta da 773 membri non eletti dal popolo. La Camera bassa inglese presenta un numero maggiore di membri della Camera dei Deputati italiana. Tuttavia, la House of Commons è il ramo dominante del Parlamento del Regno Unito, essendo l’unica Camera che, ad esempio, può sfiduciare il Primo Ministro (bicameralismo imperfetto).

Il Bundestag tedesco è composto da 709 membri eletti attraverso un sistema elettorale proporzionale a turno unico con preferenze: l’elettore riceve 2 schede, su una indica la forza politica, sull’altra la preferenza. Accanto al Bundestag si colloca il Bundesrat (Il Consiglio federale) composto da 69 membri eletti nei Länder. Il Bundestag è il ramo dominante del Parlamento tedesco, benché il Consiglio federale detenga parte del potere legislativo. La cornice istituzionale è costituita dal sistema federale e dal Cancellierato. Il totale dei parlamentari in Germania è quindi 778, al di sotto del totale dell’attuale Parlamento italiano.

Il Parlamento spagnolo è composto da 2 Camere, le cosiddette <Cortes>: il Congresso dei Deputati ed il Senato. Il Congreso de los Diputados è composto da 350 membri, mentre il Senado ne conta 265. La Spagna è una monarchia parlamentare, anche se il Sovrano (Felipe VI) detiene soltanto un potere simbolico. L’attuale riforma allineerebbe in buona misura il numero dei parlamentari italiani anche a quelli della Spagna.
Tale proposta di riforma (detta anche “Riforma Fraccaro” dal nome di uno dei principali promotori) non è certamente la panacea di tutti i problemi dello stivale. Tuttavia, la riforma non cambierebbe gli equilibri istituzionali in quanto non impatta in alcun modo sulla struttura parlamentare della Repubblica. Non è aumentando o riducendo il numero dei politici che si determina la qualità delle azioni politiche. Di fatto, nonostante l’elevato numero di parlamentari, lo scollamento tra la classe politica e il Paese si è accentuato negli ultimi anni, a causa anche di scelte a dir poco inopportune in materia di legge elettorale.

Sarebbe auspicabile, secondo il parere dello scrivente, accompagnare questa riforma, oltre che ad una rivisitazione ovvia dei quorum previsti nei vari organi rappresentativi, anche ad una nuova legge elettorale con preferenze e, possibilmente, con collegi uninominali. La vera rivoluzione sarebbe adottare un sistema simile a quello anglosassone o francese ossia il maggioritario di lista e non di coalizione: ciò darebbe un vero slancio semplificativo al sistema rappresentativo del panorama politico italiano. Tali correttivi avrebbero dovuto essere approvati prima del referendum e, logicamente, non essendoci più tempo a disposizione, dovranno essere messi a punto dopo la tornata referendaria. Tuttavia, bocciare questa riforma comporterebbe di perdere, forse per sempre, l’occasione di tentare un processo di rinnovamento delle Istituzioni repubblicane.

Dr Filippo Battiloro

Filippo Battiloro

Nato il 31 ottobre 1989 a Napoli. Laureato magistrale in Studi Internazionali col massimo dei voti presso l'Università L'Orientale di Napoli nel 2013 con tesi riguardante l'ingresso della Turchia nella Nato. Laurea triennale in Relazioni internazionali e diplomatiche presso la medesima Università con tesi in lingua francese riguardante le relazioni politiche e diplomatiche dei Paesi del Nordafrica con le Grandi Potenze durante le primavere arabe pubblicata da L'Orientale editrice. Master in Studi diplomatici conseguito presso la società SIOI- sez. Campania. Esperto in lingua francese e inglese. Attualmente è Segretario amm.vo presso la ditta C.A.I.R. Tirocinio universitario svolto presso il Consolato britannico di Napoli e la Prefettura di Napoli - Uff. legalizzazioni e immigrazione. Ha svolto volontariato presso l'Ufficio Immigrati della Caritas diocesana di Napoli per 18 mesi.

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