6 recensioni degli album degli 883

Nell’ormai lontano 1992 gli 883 fecero il loro ingresso all’interno del panorama musicale italiano a suon di ritornelli orecchiabili e testi incentrati sulle vite dei giovani. Il gruppo riuscì, in tutto l’arco temporale degli anni ’90, a riscuotere un grande successo, esauritosi poi gradualmente con l’arrivo del terzo millennio.

Da molti gli 883 sono oggi ricordati con nostalgia e considerati dei veri e propri innovatori della musica italiana, nonchè simbolo degli anni ’90.

Altri, invece, ancora oggi sostengono che non hanno saputo produrre nient’altro che musica banale e nemmeno tanto buona.

Oggi quindi XCose propone il proprio punto di vista sull’intera carriera degli 883 attraverso una maxi recensione divisa in 6 parti, una per ogni disco: da “Hanno ucciso l’uomo ragno” del 1992 fino a “Uno in più” del 2001.

1 – HANNO UCCISO L’UOMO RAGNO (1992)

883 uomo ragno

Il primo dei 6 album degli 883.
Fa un po’ sorridere vedere come ancora oggi ci siano recensori, espertoni o hipster della domenica che si mettono d’impegno per criticare questo album pensando che gli 883 di allora facessero (o si prendessero) sul serio.

Come si potrebbe prendere tanto sul serio un album che include un pezzo come “S’inkazza”, canzone che praticamente è una lunga lista di cose che fanno arrabbiare i genitori, o un altro come “Non me la menare”, dove Pezzali si scaglia contro la sua ragazza che lo ritiene troppo diverso dai suoi ex, a cui lui però si rifiuta di assomigliare perché li ritiene troppo “perfettini”?

Tra pezzi ironici e scimmiottamenti di altri generi, c’era però anche qualche tentativo di trattare temi più seri, come nella title track “Hanno ucciso l’Uomo ragno”, pezzo dedicato all’uccisione del proprio lato fantasioso che avviene con l’avvicinamento all’età adulta. È chiaro però che anche in questi pezzi c’era comunque più interesse a trattare argomenti che fossero in qualche modo legati ai giovani, piuttosto che affrontare temi più profondi e “generali”.

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2 – NORD SUD OVEST EST (1993)

883 nord_sud_ovest_est

Senza dubbio il miglior album degli 883.
Presenta sicuramente un evoluzione rispetto al più “scanzonato” “Hanno ucciso l’uomo ragno”, lascia intatto quello sguardo rivolto agli aspetti della vita dei giovani, però lo pone in modo più malinconico e razionale, un po’ più adulto.

Ad esempio la title track sembra una canzoncina spensierata ma in realtà parla delle insicurezze che si hanno da giovani. Il pezzo “Il Pappagallo”, invece, è una critica alla tv spazzatura, e in particolare alle risse televisive come quelle di Vittorio Sgarbi.

La traccia più bella rimane “Cumuli”: canzone in cui Max ricorda tutti i bei momenti passati insieme ad un suo amico il quale però, crescendo, è caduto nel tunnel della droga.

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3 – LA DONNA, IL SOGNO E IL GRANDE INCUBO (1995)

883 donna_sogno_grande incubo

Siamo nel 1995 e Mauro Repetto ha abbandonato il gruppo. Nonostante questo, “La donna, il sogno e il grande incubo” si è rivelato un ottimo album.
Contiene pezzi famosissimi come “Tieni il tempo” e “Una canzone d’amore”.

Non manca tuttavia quella vena giovanile e spesso ironica di Pezzali che si rivela in pezzi come “La radio a 1000 Watt”, “Fattore S”, “O me (o quei deficienti lì)” e “Gli avvoltoi”.

Per la title track sembra che Max abbia voluto riprendere il messaggio di “Hanno ucciso l’uomo ragno” e svilupparlo in chiave un po’ più matura. Nella canzone “Il grande incubo”, infatti, Max si descrive intento a scappare da un Motel dove, ad un certo punto, dietro ad una porta trova “tutti i miei giocattoli, i miei sogni e i miei perché”, chiara metafora della paura di crescere.
È l’album migliore di quelli senza Repetto.

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4 – LA DURA LEGGE DEL GOL (1997)

883 gol

Si tratta dell’album degli 883 con meno tracce e si nota come la vena giovanile cominciasse ad essere accantonata, ma nonostante ciò “La dura legge del gol” rimane un buon album.
C’è sicuramente più malinconia rispetto ai lavori precedenti: Max, essendo ormai 30enne, si dedica molto alle riflessioni sul passato e a certe scelte di vita dei propri coetanei.

È interessante come la title track, assieme alla copertina, sembra comunicare un qualche legame col mondo del calcio, quando in realtà i riferimenti a questo sport sono completamente assenti nel disco e la “legge del gol” di cui si parla è soltanto una metafora.

In linea di massima ne “La dura legge del gol” non c’è alcun passo avanti rilevante rispetto agli album degli 883 precedenti, da segnalare però “La regola dell’amico”, “Un giorno così”, “Non ti passa più” e “Innamorare tanto”.

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5 – GRAZIE MILLE (1999)

883 graziemille

Un passo avanti per gli 883 ormai quasi al tramonto. In un’ipotetica classifica dei migliori dischi degli 883 senza Repetto “Grazie mille” si piazzerebbe subito dopo “La donna, il sogno e il grande incubo”.

Ai miei occhi questo disco rappresenta un lavoro decisamente più introspettivo rispetto agli album precedenti. La maggior parte delle tracce si basano proprio su vari “ringraziamenti” che Max dedica ad esempio alla vita e ai suoi vari aspetti nella title track, alla sua ragazza in “Nient’altro che noi” e persino a sé stesso in “Tutto ciò che ho”.

Il fatto che “Grazie mille” fosse così “personale” e introspettivo cominciava a comunicare come gli 883 man mano stessero diventando sempre meno “883” e sempre più “Max Pezzali”.

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6 – UNO IN PIU’ (2001)

883 1in+

L’ultimo disco degli 883, che ha segnato la fine del “gruppo”.
La title track è un inno al “non voler crescere”, dove Max ci spiega come l’età sia soltanto un numero. Diciamo che va bene essere degli eterni bambini, ma un Max 34enne che canta di estati calde e donne in bikini accompagnato da videoclip con dei sexy carwash non può essere proprio considerato il top della carriera degli 883.

Sono poche le tracce di “Uno in più” che ho gradito davvero, penso giusto “Punto e a capo” e “Honolulu baby” che, per quanto siano pezzi simpaticissimi, mostrano un certo attaccamento di Max a un passato a cui ormai non ha più senso legarsi.

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Il lato positivo è che la parabola degli 883 è finita per il meglio, ovvero prima di generare ingenti danni d’immagine al gruppo e/o virare sul trash da bambinoni e, nonostante tutto questo, la fine degli ormai consumati 883 ha permesso la nascita di un Max Pezzali solista che, nel bene e nel male, è riuscito a portare avanti la propria carriera musicale.

Emanuele

Nato nel 1994. Terminato il liceo scientifico, si iscrive a “Culture digitali e della comunicazione” all’università Federico II di Napoli, dove si laurea nel 2015.Appassionato di musica, lettura, teatro, comicità, videogiochi e tanto altro, adora qualsiasi cosa sappia mescolare con ingegno il sacro con il profano e vanta una vasta collezione di materiale satirico in continua crescita.Nell’aprile 2016 fonda assieme ai suoi amici XCose.it, dove ricopre il ruolo di redattore, social media manager e grammar nazi.