11 incursioni nell’altrui mio

L’incontro-scontro di domande e risposte di due autori di XCose. Un’arena pacifica dove idee, pensieri e arte si mescolano dando vita a testi sinceri e spiazzanti.
Ciò che segue è una vasta panoramica dell’esistenza osservata con quattro occhi e che riguarda tutto e niente. Undici incursioni nella mente altrui alla ricerca di qualcosa, di nulla o solamente di un ombrello per ripararsi dall’impietoso sole estivo.

 – Pasquale

 

Ombrello Rob&Ema

11 Domande di Emanuele a Roberto:

 

1 – Hai mai tradito un amico immaginario?

Li ho traditi tutti. E ognuno di loro ha tradito me. Il tradimento di cui parlo, ci tengo a sottolinearlo, è da intendere nella sua accezione magrittiana. Da sempre, il rapporto che mi lega con i miei amici immaginari è teso all’interpretazione del reale e a una sua più corretta digestione (che avviene quasi in ogni circostanza attraverso il tubo digerente della fantasia). Ne consegue che ho sempre cercato di relazionarmi con loro in modo del tutto sincero e autentico, quindi non ho potuto fare a meno di tradire e di essere tradito. Per fortuna, è accaduto puntualmente. Il processo di costruzione della realtà, quella che abito e quella che mi abita, ha prodotto così certezze, dubbi, desideri, obiettivi, demoni, speranze, possibilità e infiniti che senza questi tradimenti non avrei mai conosciuto, e oggi non sarei io. Tutto si svela (perché ogni cosa si mostra per quello che è e che vorrebbe essere) e ogni cosa viene velata (perché tutto si mostra per quello che non è e non vorrebbe essere). Si tratta del meccanismo di occultamento del cadavere del presente, dell’attimo morto di stenti sulla riva della vita così com’è. Io non posso permettere che questo accada, amo con tutto me stesso i miei amici immaginari, allora li tradisco ogni volta che posso. Loro mi amano, e fanno lo stesso. Questa non è una realtà

 

2 – Cosa ti piacerebbe non fare da grande?

Mi piacerebbe non fare il professore di chimica industriale, o il venditore di cappelli per sub. Non mi piacerebbe fare un qualsiasi lavoro che abbia a che fare con la burocrazia (nemmeno se mi pagano per farlo). Non mi piacerebbe fare il pastore di capri espiatori, né l’allevatore di mosche al naso. Non mi piacerebbe fare lo schiavo di idee, il promotore di qualcosa, il finanziatore di qualcos’altro, l’avvocato, il domatore di grilli per la testa, tutto ciò che ha a che fare con la sanità (ne va della mia salute). Non mi piacerebbe fare gli stessi sbagli, o smettere di tradire magrittianamente i miei amici immaginari e non. Non mi piacerebbe non fare altro che continuare a essere io a modo mio, ovunque, comunque, sempre.

 

3 – Cosa ne pensi del correlativo oggettivo?

Penso che sia una via inevitabile per la formalizzazione di un’emozione. È sostanzialmente un tentativo di ancoraggio, o di oggettivazione, che, quando perseguito con determinazione e volontà, non mi piace. Deve essere casuale, il risultato di una ricerca condotta con e dalla serendipità. Penso che il correlativo oggettivo sia uno dei procedimenti poetici che meglio si adattano alle modalità espressive di ogni forma d’arte, ma acquista valore poetico (e qui suggerirei di dare un’occhiata al mio articolo 48 ingredienti per creare un’opera d’arte) soltanto nella misura in cui esso non venga scelto, ma venga lasciato libero di sceglierci. Spero di non essere stato chiaro.

 

4 – Perché ci sono più aerei in mare che sottomarini in cielo?

Forse perché è più facile lasciarsi andare (cadere) che essere fedeli a se stessi (innalzarsi in volo).

 

5 – Sei soddisfatto dell’attuale ordine alfabetico?

In diverse circostanze, soprattutto quando meno me lo aspetto

(Mi piace che A mi faccia da ancora all’alba; mentre B mi allatta con parole belle e buone, brulicanti di baci su bocche; allora posso dire che C sono più alfabeti nelle lettere che spedizioni di carte, costruzioni contorte di comete connaturati al mio cielo di chiara notte; infatti mi sento sul punto D fiorire ogni volte che E mi congiunge alla dimensione onirica del mio essere effimero eterno; ma forse forse farsi di farse è una buona soluzione, come mi suggerisce F dalla regia dimora nella mia testa; quindi giuro gemendo sulle ginocchia gridando le gesta degli anni in cui G era il signore sul cui naso andavo a disegnare distese di silenzi e mutismi come mi insegnarono all’Hdemia delle eterne arti dove intanto insisto in illimitati istanti che passo insieme a I; mi piace L, la sua lunga lingua lusinga i miei lassi di mare morto molte volte ma mai montato come volevano le altrui onde, perché M è padre di tutte le medaglie con tre facce; di N niente e nessuno nota le novità tranne me, perché nuoto nelle nevi delle nuove notti notate solo a chi crede, come me, che O sia un buco da cui filtra la luce Dio; per piacere, P, passami a prendere anche stasera che non ne posso più; e Q è soltanto una O triste con una lacrima; R sono io così come S, se solo sapesse cosa sopporto per supplire alla speranza sepolta di superare il sale sparso sulle ferite, sarebbe felice di sapermi sfinito; T mi crocifigge ogni volta al tutto, e avrà le sue buone ragioni; l’alta indefinizione di U mi salva una vita; la verità verrà velata soltanto a chi sa vedere con l’occhio della mente, mi disse V un vivace venerdì mattina; e poi, come sempre, arriva Z e mi prende per mano).

Sì, in definitiva sono soddisfatto dell’attuale ordine alfabetico, sostanzialmente per due motivi: perché mi consente di trovare i miei vestiti senza fare confusione (a b c d e f giacca); e poi perché io sono un amante fedele della Parola, quindi eseguo ogni ordine alfabetico della mia regina.

 

6 – Chi vorresti che fosse il prossimo Papa?

Una bambina ugandese di sette anni con gli occhi pieni di nebbia.

 

7 – Tra tutti gli infiniti universi paralleli, qual è il tuo preferito?

Quello in cui la poesia è misura di tutte le cose. Incompleto quanto basta, vero e finto insieme, perduto e perdente (perché inevitabilmente teso alla sottrazione – intesa in senso scultoreo). Quell’universo parallelo perpendicolare alla mia atavica  necessità di blu, quindi con angoli retti da sovrani mutevoli e sorgenti (perché tutto è re-in-surrezione). Un posto che mi faccia sentire a casa (e che mi viso ascoltare a dimora) in ogni circostanza, soprattutto quando ho voglia di fuggire. Qualcosa che mi somiglia ma non troppo, come non riesco a immaginare. Ecco, credo che questo mondo sia il mio universo parallelo preferito (perché l’ho già ferito prima di abitarlo).

 

8 – Cosa c’è nel tuo smartphone? (Inteso proprio come interno del telefono)

«Budella, robaccia nera e una cinquantina di brioches». La stessa risposta che Nelson dà a Lisa quando lei gli chiede “Cosa provi? Cos’hai dentro di te?”.

 

9 – Ti sarebbe piaciuto essere nella Bibbia?

Sì, come in tutti i libri che ho letto (e che ho divano).

 

10 – Perché le batterie non sono mai incluse?

Perché nessuno vuole darci la carica. Ci vogliono scarichi e stanchi, facili da sorprendere e privi di difese. Allora si escludono le batterie. Così non possiamo nemmeno suonare la carica nel caso ci servano rinforzi. Quindi non ci resta che cominciare ad allenarci alla stanchezza. Perché la vita è dura e dura.

 

11 – Come si estinguerà l’umanità secondo te?

Con un’eclissi di idee. Con l’olocausto della poesia. Con una guerra di ombre. Con un tramonto di desideri. Con un’alba di buio. Con un cielo al guinzaglio. Con una sinfonia di niente di niente.  Come se niente fosse. Come se tutto fosse. Come ha già iniziato a fare.

 

Ombrello Ema&Rob

 

11 Domande di Roberto a Emanuele:

 

1 – Cosa vedi quando chiudi gli occhi?

I corridoi della mia mente.

 

2 – A cosa serve sapere quello che dovrebbe essere quando si può immaginare quello che potrebbe essere?

Entrambe le cose sono utili, con la differenza che la seconda è un’attività decisamente più divertente.

 

3 – C’è una poesia di Wislawa Szymborska che parla di un uomo che gira tra i rifiuti in cerca di una gabbietta per uccelli, la prende e la porta via: vuole essere sicuro che resti vuota. Tu cosa ci fai tra i rifiuti? Cosa cerchi? In altre parole: come combatti l’entropia dei sentimenti?

Cercare tra i rifiuti si è rivelata spesso un’attività utile: ho trovato cose gettate via da altri che in realtà avevano un gran valore e cose brutte e mal ridotte che mi hanno aiutato a capire ancora di più quanto fossero utili e belle le cose sane.

Penso che tutti dovrebbero cercare qualcosa tra i rifiuti.

 

4 – Quali ossessioni affollano la tua esistenza? (Parlo di quelle poesie senza le quali non esisterebbe alcuna differenza tra te e un posacenere scheggiato)

Senza dubbio il mio passato e il mio futuro nella loro interezza. Il presente lo escludo perché non sono certo della sua esistenza.

 

5 – Che distanza c’è tra ciò che desideri e ciò di cui hai bisogno?

Ci sono casi diversi: a volte la distanza è talmente piccola da far combaciare le due cose, altre volte è molto grande. Purtroppo non sempre dipende da me.

 

6 – Quale musica ti somiglia e perché? Quale dipinto ti somiglia e perché? Quale libro ti somiglia e perché? [NdR – nota di Roberto: sebbene ci siano tre punti interrogativi, è comunque un’unica domanda]

La musica ambient: rilassata, senza parole e senza rumore, senza ammiccamenti e luci stroboscopiche, semplice ma profonda come le losanghe di Mondrian. Ma anche il rap incazzato, deluso, chiassoso, spesso ironico e pungente, come i libri e i fumetti satirici che leggo di continuo.

 

7 – Quali sono i principi che delineano la tua visione del reale, le regine che disegnano nei tuoi orizzonti, il motore del tuo diventare? [NndR – n’ata nota di Roberto: sebbene ci sia un solo punto interrogativo, sono tre domande]

I prìncipi, le regine e il motoRe del mio diventaRe hanno messo da parte le gerarchie per perseguire un obiettivo comune: mantenere viva la curiosità verso cose nuove, fattibili e non stupide, utilizzando sempre uno sguardo critico (indispensabile per rimanere in vita) nei confronti della realtà che mi circonda.

 

8 – Da chi è composto il tuo personale pantheon di poeti, cioè quegli individui, reali o immaginari, che ti emozionano, ti ispirano, ti fanno riflettere, ti prendono per mano? [Interpreta ed estendi i confini della risposta come meglio credi]

Il mio pantheon è colmo ma all’ingresso ci sono due buttafuori molto nerboruti.

Al suo interno c’è tutto e il contrario di tutto: la famiglia, gli amici, i saggi incorruttibili, i comici americani che mi hanno preso a schiaffi, alcune persone morte facendo ciò che amavano fare (recitare, fare satira, cercare coccodrilli), qualche personaggio virtuale, il drago-robot che disegnai 7 anni fa, qualche rapper e un po’ di artisti semisconosciuti, quanto basta per non rendermi hipster.Ombrello Drago_robot

C’è un ingresso privilegiato per tutte quelle persone e cose apparentemente stupide che in realtà nascondono un substrato di genialità: le puntate di Mai Dire, i monologhi di Steven Wright e Mitch Hedberg, le canzoni di Elio e le storie Tese, i video dei Game Grumps, i film di Austin Powers e tanto altro.

 

9 – Se tu potessi cambiare vita, quali pantaloni indosseresti? E se potessi cambiare sguardo, quali occhi sceglieresti, quale prospettiva faresti tua?

Mi piacerebbero degli occhi che garantissero una visone tale da non farmi perdere troppi dettagli intorno a me ma che allo stesso tempo non mi rendessero pazzo. Quindi una visione né troppo ristretta né troppo allargata, come i pantaloni.

 

10 – Cosa/chi ti spaventa davvero? A chi/cosa fai paura? [È un’unica domanda, ma osservata da due estremi]

Mi spaventa il vuoto, compreso quello di chi non pensa, di chi vive alla giornata e cancella il tempo (che invece dovrebbe essere uno dei nostri maestri), danneggiando sé e gli altri.

Ci sono persone a cui faccio paura ma non ho mai capito precisamente il perché. Probabilmente mi vedono come la versione malvagia del camioncino dei pompieri che da piccoli smontavano per vedere come funzionava. Bù!

 

11 – Quali sono i tuoi antidoti: come ti curi?

I miei antidoti preferiti sono un buon brano musicale e un bel panorama, specialmente quando le due cose si presentano contemporaneamente.

 

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robe

Scrivo, cerco, abito esistenze. Ho trovato nella sociologia una dimensione che posso chiamare casa. Mi affascinano la potenza degli atti creativi, le esplosioni di idee, la dialettica esistente tra il divenire sociale e i processi di costruzione identitaria, tutte le assenze, qualsiasi cosa sia altro. Allora mi lascio scrivere, cercare, abitare.

Emanuele

Nato nel 1994. Terminato il liceo scientifico, si iscrive a “Culture digitali e della comunicazione” all’università Federico II di Napoli, dove si laurea nel 2015.Appassionato di musica, lettura, teatro, comicità, videogiochi e tanto altro, adora qualsiasi cosa sappia mescolare con ingegno il sacro con il profano e vanta una vasta collezione di materiale satirico in continua crescita.Nell’aprile 2016 fonda assieme ai suoi amici XCose.it, dove ricopre il ruolo di redattore, social media manager e grammar nazi.

Paskull

Classe '90, laureato in comunicazione e amante di videogiochi, cinema, fumetti, libri, alieni e biscotti. Racconta storie con qualsiasi mezzo a disposizione e alcune di queste sono finite in diverse antologie. PS: Ogni tanto pubblica romanzi.