4 storie per capire meglio la sindrome di Asperger

4 storie per capire meglio la sindrome di Asperger: di cosa si tratta per l’esattezza?

L’autismo è una sindrome di cui si sente sempre più parlare, di certo non una novità ma una condizione che al giorno d’oggi è più evidente rispetto al passato.

Esiste una causa scatenante? Sì, ma non è ancora certa.

È curabile? No, si può solo contare su terapie farmacologiche e comportamentali per aiutare i soggetti a entrare in contatto col mondo e a comunicare.

È importante chiarire che non si tratta di una singola sindrome ma di uno spettro, un’ampia gamma di sfumature dalle più lievi alle più invalidanti. A questo spettro appartengono anche gli Asperger, i quali presentano una sintomatologia piuttosto diversa, tant’è che a volte non li si riconosce subito come autistici.

Sono infatti molto più loquaci e propensi alla socializzazione, anche se in modo eccentrico, schietto, talvolta brutale, inconscio di certe norme sociali per loro poco significative. Presentano, di base, meno manierismi motori e guadagnano prima una certa indipendenza, ma non sono esenti da stereotipie. Mentre gli autistici possono sviluppare “fissazioni” per oggetti specifici o parti di essi, gli Asperger fanno lo stesso con gli interessi, mostrando una propensione all’approfondimento fino all’inverosimile, fatto che può rivelarsi anche molto positivo perché indica una caparbietà fuori dal comune. Essendo anche loro soggetti a una scala di gravità della sindrome, non si possono stabilire sintomi validi per tutti e, alcuni di loro, ne presentano molti che li avvicinano di più agli autistici classicamente intesi come rigidità, bisogno di schemi d’azione e ragionamento semplici e ripetitivi, categorizzazioni ben definite (dai colori che non possono essere mischiati, nemmeno nei cibi, alla classificazione di tutto ciò che li circonda secondo categorie non fraintendibili), mancanza di senso dell’umorismo, difficoltà nel comprendere frasi il cui significato non sia letterale (proverbi, battute e modi di dire sono un incubo per loro), insofferenza al contatto fisico.

Questi sono solo alcuni degli esempi possibili, ma non mancano eccezioni ed espressioni affettive ed esperienziali del tutto positive e sorprendenti. La parola d’ordine è comprensione.

Fortuna che l’industria culturale non esita a proporre prodotti sul tema, permettendo a tutti di affacciarsi sul mondo di queste persone per qualche ora, senza dover ricorrere a manuali scientifici. Ecco, quindi, 4 storie per capirli meglio, un libro, un film, una serie e una docuserie.

Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte di Mark Haddon (2003)

Cosa può spingere un ragazzino a indagare sulla morte di un cane ucciso a colpi di forcone? È probabile che sia per curiosità, quel sentimento che lo porta a chiedersi chi possa essere stato a compiere un atto così crudele, a trovare la soluzione dell’enigma prima di tutti, specialmente se qualcuno più grande o importante di lui gli intima di non farlo. Per Christopher però c’è forse un motivo in più, ovvero quello di ripristinare un certo ordine nella sua vita: la morte di Wellington ha infatti portato un cambiamento non desiderato nella sua esistenza così puntuale e programmata.

Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte è una finestra aperta sulle difficoltà di socializzazione degli Asperger, difficoltà provenienti dalla loro condizione, talvolta paralizzanti ma, come Christopher ci insegna, non impossibili da superare.

Il mio nome è Khan per la regia di Karan Johar (2010)

Rizwan Khan è un giovane Asperger di professione musulmana, educato dalla madre al rispetto per la diversità altrui. Ogni persona è diversa dall’altra, il problema è quando l’uomo rende tale differenza un problema. Uno degli insegnamenti che accompagnano Khan per tutto il film è che l’unica separazione che conta è quella tra buoni e cattivi, nient’altro importa. Una volta divenuto adulto, dalla periferia di Mumbai si trasferisce a San Francisco dal fratello dove conosce Mandira, una giovane ragazza madre di cui si innamora e decide di sposare. La felicità di questa piccola famiglia è, però, destinata a durare poco…

Il commovente lungometraggio di Karan Johar mostra con grande delicatezza quanto queste persone apparentemente robotiche e distaccate, abbiano in realtà bisogno di amare e di essere amate, e di come la loro caparbietà fuori dal comune li aiuti a superare tutte le sfide della vita. Quella di Khan non sarà semplice, ma riuscirà a uscirne vincitore.

 

Atypical per la regia di Seth Gordon (2017)

Anche il neo diciottenne Sam, protagonista della serie tv Atypical, è alla ricerca dell’amore e questo lo porterà, con suo sconcerto, a una più profonda conoscenza di sé stesso e del mondo circostante. La vita al liceo non è delle più semplici, soprattutto per come ci viene illustrata nei film e serie statunitensi. Come dev’essere la vita di un adolescente con la sindrome di Asperger? Per una madre apprensiva come la sua la risposta sarà infarcita di ansie, ma per Sam no. In fondo lui ha sua sorella Casey, il suo migliore amico Zahid e, naturalmente, Paige… Anzi no, i pinguini! Adelia, Antartico, Imperatore, Papua.

Atypical è una di quelle serie meravigliose, capace di farti ridere e piangere allo stesso tempo. Illuminante e fonte di positivi spunti di comportamento per la vita e per l’approccio con ragazzi come Sam. Aboliamo termini come “speciali” o “normali”, sono inutili: tutto ciò che vogliono è essere trattati come tutti gli altri.

 

L’amore nello spettro per la regia di Cian O’Clery (2019)

Cosa accade quando dei giovani con la sindrome di Asperger decidono di mettersi in gioco e trovare la loro anima gemella? Nulla di troppo diverso da noialtri, in un certo senso, perché l’amore è complicato per tutti. Incontri sbagliati, scintille mancate, incomprensioni, ma anche tanto affetto e voglia di stare insieme. Questa docuserie di Netflix, di appena quattro episodi, ha come protagonisti single alla ricerca di un partner e coppie che vivono una felice relazione e tutti hanno una cosa in comune: la serietà del loro sentimento. Si tratta ancora una volta della loro caparbietà, del voler fare tutto al meglio, pur consapevoli che uno stato di perfezione non esiste.

L’amore nello spettro è forse il mosaico di storie che meglio mostra il mondo degli Asperger, o almeno una sua parte: non statici robot ma persone che vogliono sempre dare il meglio di sé.

Le sindromi dello specchio sono sempre esistite solo che, per mancanza di strumenti adatti, non erano riconosciute o bollate come qualcosa d’altro.

Oggi invece si può anche arrivare a teorizzare quali fossero gli autistici del passato e vengono fuori nomi come Michelangelo, Charles Darwin, Isaac Newton, W.A. Mozart, Albert Einstein, Henry Ford, Alfred Hitchcock, fino ai più contemporanei come Bob Dylan, Steve Jobs, Mark Zuckerberg, Susanna Tamaro, Greta Thunberg e altri ancora; con un’accurata ricerca la lista potrebbe allungarsi di parecchio.

Ci sono anche molti altri nomi che si pensa possano avere questa sindrome, come Tim Burton, ma per gli stessi appena citati, soprattutto quelli del passato, vale lo stesso ragionamento: se non ci sono certezze è inutile affibbiare una sindrome sulla base di qualche comportamento atipico, la questione è molto più seria e complessa di così!

la.grafite

Laura Andrea Parascandolo, per vezzo la.grafite, è un'editor maniaca del controllo, amante della parola in forma scritta, alla continua ricerca della perfettibilità. Dalla consulenza alla stesura, dal consiglio alla correzione, la sua matita si presta a qualsiasi tipologia di testo, a patto di mimetizzarsi tra le righe grigie dei vostri notebook. Ha una parlata caratteristica, colorita, abbondante di metafore e similitudini, spesso un tutt'uno con la sua scrittura. Bibliofila, divoratrice di storie, soprattutto di romanzi storici e classici della letteratura inglese, ha reso la lettura, l'acquisto, lo scambio e la catalogazione compulsiva di libri il cuore pulsante della sua vita.

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