1 lato positivo ma non troppo

Mascherine, coprifuoco, distanziamento, lockdown, zone rosse: il mondo che pensavamo di conoscere ci sta mettendo a dura prova da un bel po’ di mesi e continua a farlo, ecco perché credo sia fondamentale riuscire, o almeno provare, a mantenere una certa positività lucida e razionale, che non si nutra solo di belle speranze ma di riflessioni (ri-flessioni, flessibili, flessibilità). Lungi da me approfondire questo discorso, è troppo complesso e personale per essere affrontato qui ma vorrei condividere con voi il ricordo di un film dal titolo emblematico che mi ha da sempre colpito per il suo modo molto spontaneo di far passare concetti importanti.

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1 recensione de L’uomo che uccise Hitler e poi il Bigfoot

Lo scorso anno nelle sale cinematografiche statunitensi è approdato un film dal titolo bizzarro, un ibrido tra storico, azione e fantasy in grado di incuriosire senza saper spiegare bene perché, forse solo per vedere di cosa si tratta. La pellicola costituisce il secondo lavoro del regista Robert D. Krzykowski e ha come protagonista Calvin Barr, un discreto ed efficientissimo uomo dell’esercito a cui viene affidata la missione del secolo, uccidere Adolf Hitler e mettere fine alla Seconda Guerra Mondiale. Il Calvin del passato è interpretato da Aidan Turner, più che credibile in un ruolo che riveste con facilità, con la giusta dose tra fredda calma e calorosa emozione di un uomo d’altri tempi che ha interpretato anche in Poldark. Eppure il destino di Calvin non si esaurisce qui, c’è infatti la sua controparte impersonata da Sam Elliot, impeccabile nella sua pacata malinconia che sa andare oltre le parole, comunicare con uno sguardo che, seppur portatore di un diverso tipo di magnetismo, condivide con la sua versione giovanile. Se la missione del soldato era uccidere Hitler, quale sarà quella per cui l’FBI, una sera come tante altre, bussa alla porta del pensionato? Se vuoi scoprire altro ti consiglio di continuare la lettura di 1 recensione de L’uomo che uccise Hitler e poi il Bigfoot.

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1 libro non è sempre meglio

Quello dei lettori è un mondo con la m maiuscola, con le sue norme, diritti, doveri, generi, suddivisioni, classifiche e chi più ne ha più ne metta. Una delle regole che ne regge le fondamenta è “il libro è sempre meglio”. Di cosa? Di tutto!

Ne è stato tratto un film? Il libro è meglio.

Una serie? Già un’altra cosa rispetto al film ma il libro è su un altro livello.

Si legge prima il libro o si guardano gli eventuali prodotti audiovisivi che ne derivano? Che domande, si legge prima il libro!

Con queste righe non intendo polemizzare o criticare, anzi, la mia è solo una descrizione ironica di alcuni schemi tipici che caratterizzano la maggior parte dei lettori, in cui non sempre mi ci rivedo e che mi serve da spunto per parlare del retro della medaglia: film (animati e non) e serie tv come bacino di nuovi desideri libreschi e di prodotti alternativi da gustare perché no, 1 libro non è sempre meglio.

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Le 10 migliori saghe fantasy di autori contemporanei.

Negli ultimi 30 anni la letteratura ha visto una ri-fioritura del genere fantasy, dovuta probabilmente anche all’attenzione dei diversi media nei confronti di questo genere. Con la produzione culturale verso il pubblico di massa, il fantasy è uscito dalla nicchia per permeare l’intero universo mediatico; i grandi cult del cinema come Il Signore degli Anelli e Le Cronache di Narnia hanno permesso alla generazione degli anni ’90 di apprezzare ed ampliare questo mondo popolato da creature, appunto, fantastiche.

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1 telecomando per persone: tutorial semiserio

Da un corso di scrittura possono nascere le idee più variegate, ispiranti o stupide, frutto dell’estro del momento. È così che nella mia testa è nata l’idea di un telecomando per persone, sviluppata poi in un racconto di dubbio gusto, e alla ricerca di una rivalsa con questo articolo-tutorial. In fin dei conti non è un progetto così malsano: Frank Coraci nel 2006 ci ha anche fatto il film con Adam Sandler Cambia la tua vita con un click. Nel lungometraggio il protagonista Michael Newman (Adam Sandler), stufo di confondere sempre il telecomando della tv con quello del condizionatore e viceversa, decide di andare a comprarne uno universale. Al negozio trova il commesso Morty, che è in realtà l’angelo della morte, che gliene vende uno dalla forma bizzarra e funzioni spettacolari. Attenzione però: il telecomando si autoprogramma in base ai pulsanti più spesso schiacciati dal suo proprietario e, dettaglio da non trascurare, non può essere abbandonato o distrutto, il contratto con chi lo ha acquistato non è rescindibile. Ma non è questo il punto. La vera questione è: cosa accadrebbe se un telecomando del genere esistesse davvero? Non quello di Morty dotato di memoria propria, ma uno di cui il proprietario avrebbe sempre il controllo. La prima reazione potrebbe essere “Fantastico, ne voglio uno. Dove si compra?”, perché insomma, se usato a dovere non può causare danni, no? Ma attenzione, non è tutto oro quello che luccica, ecco perché ho deciso di progettare insieme a voi 1 telecomando per persone con un tutorial semiserio.

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1 opinione impopolare: il Live Action di Mulan non fa schifo.

Nel 1998 la Disney ci ha presentato Hua Mulan, eroina indiscussa dell’infanzia femminile: la prima guerriera femminista presentataci da questo colosso dell’animazione. Abbandona la famiglia, la casa, la serenità per travestirsi da uomo e combattere il nemico che minaccia il suo paese, impara l’arte della guerra vincendo la battaglia contro gli Unni e quella contro le restrizioni di genere imposte dalla società in cui vive.

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1 recensione su Carrie Pilby

Per la maggior parte dei lettori un libro è quasi sempre meglio dell’eventuale film o serie tv che ne viene tratto ma, talvolta, capita che si scopra prima il prodotto filmico e poi il libro, dando vita a un desiderio di confronto al contrario. Carrie Pilby, lungometraggio tratto da Lo strano mondo di Carrie Pilby di Caren Lissner (2003), è uno di questi. La pellicola del 2016 diretta da Susan Johnson si lascia guardare con grande piacere, riuscendo a trasmettere messaggi importanti senza perdere leggerezza e ironia. È la stessa protagonista che, nonostante un carattere non facile e una rigidità talvolta difficile da comprendere, riesce a entrare nel cuore dello spettatore, spingendolo a desiderarne ancora, a scoprire la sua versione originale per una conoscenza più approfondita. Le differenze libro-film sono impossibili da evitare: trattandosi di due media con funzionalità, scopi e strategie emotive diverse non si può pretendere che i due prodotti siano sovrapponibili, senza contare la differenza di visione tra scrittore e regista/produttore. Nel caso di questa geniale diciannovenne però pesano un po’ di più, risulta più difficile ignorare e giustificare lo scarto tra i due. Il tutto rientra sempre in una questione soggettiva, quindi ecco 1 recensione su Carrie Pilby, la mia.

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4 storie per capire meglio la sindrome di Asperger

4 storie per capire meglio la sindrome di Asperger: di cosa si tratta per l’esattezza?

L’autismo è una sindrome di cui si sente sempre più parlare, di certo non una novità ma una condizione che al giorno d’oggi è più evidente rispetto al passato.

Esiste una causa scatenante? Sì, ma non è ancora certa.

È curabile? No, si può solo contare su terapie farmacologiche e comportamentali per aiutare i soggetti a entrare in contatto col mondo e a comunicare.

È importante chiarire che non si tratta di una singola sindrome ma di uno spettro, un’ampia gamma di sfumature dalle più lievi alle più invalidanti. A questo spettro appartengono anche gli Asperger, i quali presentano una sintomatologia piuttosto diversa, tant’è che a volte non li si riconosce subito come autistici.

Sono infatti molto più loquaci e propensi alla socializzazione, anche se in modo eccentrico, schietto, talvolta brutale, inconscio di certe norme sociali per loro poco significative. Presentano, di base, meno manierismi motori e guadagnano prima una certa indipendenza, ma non sono esenti da stereotipie. Mentre gli autistici possono sviluppare “fissazioni” per oggetti specifici o parti di essi, gli Asperger fanno lo stesso con gli interessi, mostrando una propensione all’approfondimento fino all’inverosimile, fatto che può rivelarsi anche molto positivo perché indica una caparbietà fuori dal comune. Essendo anche loro soggetti a una scala di gravità della sindrome, non si possono stabilire sintomi validi per tutti e, alcuni di loro, ne presentano molti che li avvicinano di più agli autistici classicamente intesi come rigidità, bisogno di schemi d’azione e ragionamento semplici e ripetitivi, categorizzazioni ben definite (dai colori che non possono essere mischiati, nemmeno nei cibi, alla classificazione di tutto ciò che li circonda secondo categorie non fraintendibili), mancanza di senso dell’umorismo, difficoltà nel comprendere frasi il cui significato non sia letterale (proverbi, battute e modi di dire sono un incubo per loro), insofferenza al contatto fisico.

Questi sono solo alcuni degli esempi possibili, ma non mancano eccezioni ed espressioni affettive ed esperienziali del tutto positive e sorprendenti. La parola d’ordine è comprensione.

Fortuna che l’industria culturale non esita a proporre prodotti sul tema, permettendo a tutti di affacciarsi sul mondo di queste persone per qualche ora, senza dover ricorrere a manuali scientifici. Ecco, quindi, 4 storie per capirli meglio, un libro, un film, una serie e una docuserie.

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14 volte in cui Ron Weasley è stato distrutto nei film

Molti considerano Ronald Weasley “l’amico stupido di Potter”, appellativo che gli viene dato principalmente dopo aver visto i film senza aver letto i libri. Perché, effettivamente, hanno purtroppo dato a Rupert Grint la parte di un personaggio che somiglia molto all’ultimo maschio dei Weasley, ma ne prende solo i lati negativi!

Il coraggio e la lealtà che Ron dimostra in ogni possibile occasione vengono messi regolarmente da parte da ogni regista e sceneggiatore che ha preso in mano un libro della Rowling e ne ha fatto… beh, quello scempio che tutti conosciamo. Mi riferisco in particolare al fatto che negli ultimi 5 film hanno eliminato o dato infinitesimale importanza a discorsi in realtà importantissimi, facendo Ronald peggiore di quanto non sia.

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1 Recensione di Kill Your Friends, John Niven, 2008

La critica alla società capitalistica è sempre impressionante in Niven, continua a creare questi personaggi straricchi, stradrogati, che ben sanno di essere crudelmente destinati alla solitudine ma preferiscono così. Foriero di un linguaggio ben oltre i limiti del consentito, ecco a noi Steven, il nostro protagonista, che incarna una sorta di American Psycho all’inglese. Nessun background (elemento che potrebbe affascinare quanto distrarre dalla trama principale), nessun legame, solo colleghi, gente che odia (o sarebbe meglio dire disprezza) e invidia, una serie di menzogne che reggono il castello di carta su cui basa la propria carriera.

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