4 storie per capire meglio la sindrome di Asperger

4 storie per capire meglio la sindrome di Asperger: di cosa si tratta per l’esattezza?

L’autismo è una sindrome di cui si sente sempre più parlare, di certo non una novità ma una condizione che al giorno d’oggi è più evidente rispetto al passato.

Esiste una causa scatenante? Sì, ma non è ancora certa.

È curabile? No, si può solo contare su terapie farmacologiche e comportamentali per aiutare i soggetti a entrare in contatto col mondo e a comunicare.

È importante chiarire che non si tratta di una singola sindrome ma di uno spettro, un’ampia gamma di sfumature dalle più lievi alle più invalidanti. A questo spettro appartengono anche gli Asperger, i quali presentano una sintomatologia piuttosto diversa, tant’è che a volte non li si riconosce subito come autistici.

Sono infatti molto più loquaci e propensi alla socializzazione, anche se in modo eccentrico, schietto, talvolta brutale, inconscio di certe norme sociali per loro poco significative. Presentano, di base, meno manierismi motori e guadagnano prima una certa indipendenza, ma non sono esenti da stereotipie. Mentre gli autistici possono sviluppare “fissazioni” per oggetti specifici o parti di essi, gli Asperger fanno lo stesso con gli interessi, mostrando una propensione all’approfondimento fino all’inverosimile, fatto che può rivelarsi anche molto positivo perché indica una caparbietà fuori dal comune. Essendo anche loro soggetti a una scala di gravità della sindrome, non si possono stabilire sintomi validi per tutti e, alcuni di loro, ne presentano molti che li avvicinano di più agli autistici classicamente intesi come rigidità, bisogno di schemi d’azione e ragionamento semplici e ripetitivi, categorizzazioni ben definite (dai colori che non possono essere mischiati, nemmeno nei cibi, alla classificazione di tutto ciò che li circonda secondo categorie non fraintendibili), mancanza di senso dell’umorismo, difficoltà nel comprendere frasi il cui significato non sia letterale (proverbi, battute e modi di dire sono un incubo per loro), insofferenza al contatto fisico.

Questi sono solo alcuni degli esempi possibili, ma non mancano eccezioni ed espressioni affettive ed esperienziali del tutto positive e sorprendenti. La parola d’ordine è comprensione.

Fortuna che l’industria culturale non esita a proporre prodotti sul tema, permettendo a tutti di affacciarsi sul mondo di queste persone per qualche ora, senza dover ricorrere a manuali scientifici. Ecco, quindi, 4 storie per capirli meglio, un libro, un film, una serie e una docuserie.

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3 motivi per leggere Banana Yoshimoto

Ieri, ventiquattro luglio, la scrittrice giapponese Mahoko Yoshimoto, meglio nota come Banana, ha compiuto gli anni: quale occasione migliore per dedicarle una riflessione? Banana e io ci siamo “conosciute” a cavallo tra il 2009 e il 2010, quando la mia professoressa di italiano del liceo ci assegnò per le vacanze di Natale cinque libricini, tra i quali c’era anche Kitchen. Il primo approccio è stato senza dubbio strano, non sapevo come inquadrare quella scrittrice dal nome bizzarro che parlava di cucine, morti e tè alla pera (dettaglio che mi è rimasto impresso). Fortuna che, dopo qualche anno, questo stesso tè alla pera è tornato a solleticare i miei ricordi spingendomi a una rilettura. Quello è stato il punto di non ritorno, il momento in cui mi sono innamorata del suo stile così diverso dal solito e di cui non ne avevo mai abbastanza. Sono ancora lontana dal concludere la sua backlist perché col tempo sono sopraggiunti altri amori letterari, ma voglio comunque omaggiarla parlandovi delle ragioni per cui trovo sempre piacevole immergermi in una delle sue storie. I miei 3 motivi per leggere Banana Yoshimoto.

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28 artigiani dell’instagram da conoscere assolutamente parte 2

L’artigianato non smette mai di stupire. Anche quando ci si trova di fronte a due persone che sembrano produrre lo stesso oggetto, o molto simile, non bisogna cadere nell’errore di dire che “sono la stessa cosa”. Magari producono manufatti che appartengono alla stessa categoria, ma è importante capire che, inevitabilmente, ognuno di loro imprimerà sempre la sua personalissima impronta. Il piccolo pezzo di esperienza di cui parlavo la settimana scorsa. È anche vero che i “ladri” esistono, quelli che rubano il lavoro altrui fingendo che sia proprio, quindi attenzione! Ispirarsi è giusto, copiare per mancanza di inventiva no. Tutto sta nella sincerità dell’artigiano stesso. Quelli che vi ho proposto sono portatori di autenticità, e non vedo l’ora di presentarvi i 28 artigiani dell’instagram da conoscere assolutamente parte 2.

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28 artigiani dell’instagram da conoscere assolutamente parte 1

L’artigianato è una di quelle attività poetiche, poliedriche che, pur tra mille difficoltà, resiste nella sua immortalità. Quella dell’handmade è un’etichetta inclusiva, non discriminante, anzi accogliente verso le numerose sfumature che un oggetto artigianale può assumere. Nei secoli scorsi, prima dell’era della fabbrica e della catena di montaggio, tutto era fatto a mano, mentre oggi sono poche le realtà che ancora rifiutano di rinunciare alla bellezza dell’unicità. Ed ecco che arrivano in soccorso i social, vetrine che, se ben sfruttate (almeno in teoria), possono offrire un grosso aiuto a chi dedica la propria vita alla creazione di pezzi di anima che andranno ad abitare le vite altrui. Su instagram mi ci imbatto continuamente, da quelli alle prime armi ai più esperti, ed è raro trovarne qualcuno che non incontri almeno in minima parte il mio gusto. Non a caso è stato molto difficile scegliere gli artigiani di cui parlare: ogni volta che ne escludevo uno mi sembrava di fargli un torto, senza contare gli infiniti altri che non conosco nemmeno. Decidere però era essenziale, quindi mi sono posta un brutale limite di follower, 15.000, a cui attenermi per poter fare una scrematura. Basarsi sui numeri quando si parla di artigianato è assurdo ma, in un certo qual modo, è stato utile perché mi ha permesso di identificare ed esaltare quelli che secondo me non sono abbastanza premiati dall’algoritmo di instagram. Ecco, quindi, i miei personali 28 artigiani dell’instagram da conoscere assolutamente parte 1.

Ho voluto evitare di dividerli per categorie dato che si sta parlando di persone con molteplici sfumature e non di macchine, infatti saranno presentati in ordine alfabetico, così come sono, senza forzature o limitazioni di sorta.

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1 chiacchierata con Giulia Zorat, autrice de Il sapore delle parole inaspettate

Il sapore delle parole inaspettate è l’opera prima di Giulia Zorat, un piccolo romanzo che parla d’amore, non solo di quello tra uomo e donna, ma del sentimento universale capace di unire tutto e tutti, e di mantenere vivi i legami umani anche dopo la morte. Un libricino dolceamaro, profondo quanto basta, mai banale. Visto che l’ho già suggerito come lettura per l’estate, facciamo anche 1 chiacchierata con Giulia Zorat, autrice de Il sapore delle parole inaspettate, per conoscerla meglio.

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1 chiacchierata con Valerio Novara, autore di Portami alla vita

Portami alla vita. Separazioni è il primo volume della trilogia fantascientifica di Valerio Novara, un progetto che non punta a essere l’ennesimo tassello nel mosaico del genere sci-fi autopubblicato, ma che spinge a riflettere sul trattamento riservato al pianeta Terra e al futuro che stiamo costruendo, o meglio distruggendo, per noi e i nostri figli. Una storia da leggere fino in fondo, senza lasciarsi scoraggiare da qualche piccolo incidente di percorso narrativo, perché solo fidandoci di Liam, Angela, Will, Michael, Yaomi e Roger potremo arrivare ad apprezzarlo davvero e a cogliere il significato profondo che l’autore vuole comunicarci. Facciamo anche 1 chiacchierata con Valerio Novara, autore di Portami alla vita, per scoprire con lui altri aspetti della vita da scrittore.

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16 libri da leggere su una finta spiaggia in una finta estate parte 1

Tra poche ore la primavera lascerà il posto all’estate, la stagione più attesa dell’anno per molte persone ma che, stavolta, avrà un sapore dolceamaro. Nonostante l’allentamento delle numerose regole restrittive, non possiamo dirci del tutto al sicuro dal covid, quindi la prudenza, seppur più insicura e barcollante di prima, è sempre consigliata. Che voi passiate i mesi estivi in spiaggia, montagna o balcone non importa, ogni meta è ottimale per una buona lettura, e non una in particolare, la cosiddetta “lettura estiva”, ma qualsiasi storia incontri il vostro gusto: classici “mattoni”, raccolte di racconti umoristici, brevi romanzi rosa, saghe fantasy, saggi scientifici e non. Ecco, quindi, i 16 libri da leggere su una finta spiaggia in una finta estate, o meglio i primi 8!

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1 lato dark di Louisa May Alcott

Nel 1865, su “Flag of our Union”, venne pubblicato in due puntate un racconto breve dal titolo “Una donna di marmo o il misterioso modello” a opera di un certo A.M. Barnard. A suo nome furono pubblicati altri trentadue racconti, ma solo centodieci anni dopo fu scoperto che Barnard era uno pseudonimo usato da Louisa May Alcott, l’autrice di “Piccole donne”.

Nulla di particolarmente insolito, direte voi, non è stata né la prima né l’ultima ad adottare lo stratagemma di pubblicare con uno pseudonimo maschile, ma la faccenda assume una piega un po’ più interessante quando si scopre la natura dei racconti: gotici o thriller, a detta dell’autrice. Una scelta bizzarra, sorprendente per chi conosce la Alcott solo attraverso le ragazze March, un disorientante cambio di stile.

Eppure, queste opere giovanili erano più di semplici esperimenti letterari per l’autrice, a quanto pare li preferiva al ciclo delle sorelle, ben più familiare e “rassicurante”.

Trattandosi di un approccio ottocentesco al genere gotico è facile che a noi lettori del nuovo millennio appaiano ingenui, a tratti forzati, ma per l’epoca non era così, anzi il genere era piuttosto in voga. Vi ricordate il romanzo parodia di Jane Austen?

“Una donna di marmo” della Alcott è tutt’altro che parodico, anzi credo che si offenderebbe parecchio se lo liquidassimo così in due parole, quindi cerchiamo di scoprire meglio il lato dark di Louisa May Alcott. Anche solo per il gusto di sbirciare la famosa scrittrice da un’altra prospettiva.

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1 pensiero per l’elefantessa e il suo piccolo

Ieri mattina, 5 giugno 2020, poco dopo essermi svegliata sono scoppiata a piangere. Il pianto e io conviviamo da anni, sono una persona molto sensibile ed empatica e piango con grande facilità. Ciò che ha scatenato questa particolare crisi, durata in realtà tutto il giorno, è stata la scoperta di quanto avvenuto in India all’elefantessa incinta, morta tra atroci sofferenze per aver mangiato un ananas imbottito di petardi. Morta perché vagava affamata e si è fidata dell’essere umano sul suo cammino. Ecco perché vorrei scrivere 1 pensiero per l’elefantessa e il suo piccolo.

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3 motivi per leggere Jennifer Worth, autrice di Call the midwife

Di solito non mi piace ricordare l’anniversario della scomparsa di una persona, preferisco di gran lunga quello di nascita, ma dopo aver scoperto che domani è quello di Jennifer Worth, una delle mie autrici preferite, ho voluto approfittarne.

Prima che scrittrice, pianista e cantante, è stata una levatrice e infermiera del secolo scorso, la cui esperienza è alla base della trilogia di Call the midwife, edita in Italia da Sellerio dal 2014.

Nonostante si sia dedicata alla scrittura solo nella parte finale della sua vita, si è dimostrata più che all’altezza del compito, quindi ecco i miei 3 motivi per leggere Jennifer Worth ed empatizzare col suo mondo.

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